Giorno 13, il Cardinale

IL CARDINALE

Lima 25 luglio 2008

E’ l’ultimo giorno, a Lima.

Non ho il tempo di soffermarmi a pensarci… (come mi piacerebbe), nemmeno quello di terminare la colazione perfetta, interrotta oggi sul piu’ bello da un Padre Zeffirino, armato di distintivo spirito militaresco, che nella circostanza odierna ne accentua i tratti, spingendosi ai limiti del terrorismo.

Per le 10, infatti, e’ atteso all’Hogar il Cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, con tutta la sua delegazione: e’ l’apocalisse.

Rivoltiamo l’intero centro come un calzino, dandogli forme e luci che mai aveva avuto prima, nemmeno nelle fotografie piu’ accattivanti, quelle fatte ad arte per esaltare opportunamente i pregi ed occultare abilmente i difetti. La prima mattina e’ quindi un concentrato di lavoro serrato e ad alta tensione…

Nel clima di regime che naturalmente si instaura, spedisco Gabriela al 2 de Mayo a far dimettere Modesto, cosi’ da evitarle inutile stress.

Intanto la macchina organizzativa procede con fare da panzer teutonico: si pongono manifesti, fiori, tavole imbandite… tutti sistemano le proprie camere e si pongono vestiti a festa (tranne me che ho solo equipaggiamento da guerrigliero tupac amaru…), ad attendere l’arrivo dell’importante ospite. Io il massimo che sono in condizione di concedere all’evento e’ una psicologicamente non pianificata doccia artica.

Saranno le 11e30, quando le porte dell’Hogar si schiudono ad un gruppo di sette italiani… (dell’ora e mezza di snervante attesa, anche il pavone ne ha fatto le spese: matato).

Il cardinale entra nel “nostro” chiostro, accompagnato da una serie di eminenti signori e salutato da uno scrosciante applauso e dallo sventolare di bandierine riportanti il logo di San Camilo; i bambini gli si fanno incontro salutandolo, lui non si sottrae all’abbraccio dei piccoli, anzi, gioca e scherza con loro, prima di pronunciare alcune parole in uno spagnolo che posso permettermi di definire di gran lunga peggiore del mio.

Abbraccia anche me, che bambino proprio non sono, questa figura tozza (quasi peruviana…), quando gli viene comunicato che sono un volontario italiano… gli occhi gli si riempiono di fierezza, copiando i miei.

Padre Zeffirino sembra il faro di uno stadio in una notte di Champions League, fa gli onori di casa presentando uno ad uno i suoi collaboratori e le persone che beneficiano direttamente ed indirettamente delle attivita’ della sua opera, tutti richiamati in questo venerdi’ a far giusta festa.

Cosi’ passa poco piu’ di un’ora, durante la quale, si recita un’orazione in plenaria, in cui ad ognuno dei presenti viene consegnato un rosario da lui stesso benedetto; il momento in cui si avvicinano all’altare i “nostri” malati, e’ particolarmente toccante…

Poi si sofferma a conversare, amabilmente, il Cardinale… consuma una limonata e chiede, vuole sapere, capire, conoscere… Padre Zeffirino e’ un fiume in piena che non risparmia informazioni e documenti.

Viene visitato anche il centro di recente inaugurazione ed, infine, prima di congedarlo, nel nuovo auditorium viene tenuta un’udienza di alcune esperienze di “accompagnamento nella malattia” che il religioso segue con attenzione: una mamma infetta incinta, una giovane vedova con figli “positivi”, una persona visitata a domicilio… e Paolo, volontario prima e collaboratore adesso. Tutti parlano dell’Hogar San Camilo come di un abbraccio senza fine, che, laddove non lenisca il dolore, regala speranza e conforto.

Se ne va, ai suoi seguenti impegni, il Cardinale italiano… ed al porticato ritorna il sereno…

Non c’e’, ormai, molto da fare… una volta passato il ciclone… se non rassettare e organizzarsi per l’indomani, e per le partenze di pronta mattina.

Mi sento un po’ spaesato, adesso… ma non ci penso troppo.

Gabriela rientra con il risultato pieno: Modesto e’ di nuovo fra noi.

Le racconto della giornata ma non mi fa parlare molto: si e’ gia’ organizzata, mi dice, con Marieta e Maribel per una serata limeña (e’ il compleanno di Marieta…). Bene – penso – chiudiamo col botto.

Insieme a loro c’e’ un’altra donna di cui non ho capito il nome alla presentazione e alla quale non ho avuto modo di richiederlo nel corso della serata; andiamo in 6 a bordo di un taxi minuscolo, praticamente dall’altra parte della citta’ (Lima si sviluppa all’incirca lungo 70 km di costa…), con un traguardo che, non appena giunto, mi mette i brividi: un karaoke pub.

Ovviamente le donne mi giocano il brutto tiro di farmi fare una performance canora in spagnolo… io non mi perdo d’animo, studio la situazione e decido che, senza un robusto pisco, non ce la faro’ mai.

Cosi’ a Lima ho cantato. L’ilarita’ e’ stata il mio premio.

Balliamo anche una ventina di minuti, a Marieta regaliamo alcuni oggetti realizzati da Jesus, e alle 21e30 siamo gia’ sul taxi per ritornare alla base: uscita carina, davvero.

All’Hogar sembra giorno pieno, tutti lavorano per le partenze: casse, bagagli, viveri, elenchi, medicine… Dev’esser tutto pronto per le 6 di domani. Io, come mia tecnica personale, il mio bagaglio decido di farlo un paio d’ore prima dell’inizio di questo lungo viaggio, per cui aiuto gli altri, coadiuvando le operazioni di organizzazione e, riservandomi solo l’ultimo momento di questa cortissima notte.

Sono le 2 passate, quando l’Hogar s’addormenta.

L’inquinamento luminoso di Lima permette di vederci chiaro in piena notte anche senza alcun ausilio di luce artificiale… cosi’ passeggio per gli spazi che mi hanno ospitato magnificamente per due settimane…

E m’imbatto, non credo casualmente, in una poesia che tra le tante sta affissa alle pareti di questo luogo “incantato”; la riporto, perche’ sicuramente riassume meglio di me, la magia dell’Hogar…

“Si logro impedir que un corazón se rompa,

no habré vivido en vano,

si logro aplacar un dolor

ó aliviar una pena

ó ayudar a un pájaro agotado

a ingresar al nido,

no habré vivido en vano.”

(Emily Dickinson, 1830 – 1896)

La leggo un paio di volte e saluto questo mio pezzo di vita.

Buonanotte, Hogar San Camilo.

Oscar

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