Giorno 16, LOS CHICOS

LOS CHICOS

Huancayo 28 luglio 2008

Apro gli occhi… e sono qui. Mi alzo pensando che e’ solo lunedi’. Incasso.

La mia condizione fisica mi continua a ripetere che forse non mi sono ancora acclimatato a quest’altura…

L’aria ti sfonda le narici, la debolezza e’ uno zaino che ti porti dietro tutto il giorno, la testa pesa una tonnellata e mi stanco gia’ a stare fermo.

Per fortuna, il resto del mondo a parte, il sole e’ sincero; e’ per questo che, dopo l’irrazionale colazione huancaina (mangiano pasta scotta con agua de piña, un’altra trovata all’assurdo sapore di ananas…), decidiamo di effettuare la “sessione educativa” nel patio posto sul retro della Casa.

Gli adolescenti che accompagnamo, infatti, vanno decisamente “raddrizzati”; sono elettroni di valenza in un atomo in eccitazione. Ad alcuni, come Alex per esempio, mancano i rudimenti dell’educazione e della civile convivenza… Certo, a mente bisogna sempre tenere che questi figli dell’AIDS non vivono la piu’ facile delle vite… pero’ penso anche che il nostro ruolo sia questo: educatori, motivatori, compagni di giochi e riferimento sicuro, almeno per questa settimana.

Parlando tra noi, infatti, la speranza e’ che di tutto quanto faremo e diremo possa rimanere qualche traccia, qualche buona scoria, nel cuore e nell’anima di questi ragazzi.

Santiago tiene banco, mentre il sole delle 10 ci bacia in cerchio; abbiamo composto un girotondo di sediolini, nel quale prendiamo posto tutti quanti… Il mio nuovo amico della Selva (Santiago e’ di Iquitos, villaggio evolutosi nel cuore pulsante della foresta amazzonica peruviana), parla di valori e principi: Amore, Rispetto e Responsabilita’, per i primi, Alimentazione, Igiene, Cure medicinali e Pace Spirituale, per i secondi. Trascorriamo un’ora, prendendo un po’ a turno la parola e confidando nella trasformazione degli sguardi annoiati dei 14…

La mattina e’ bella, non fa freddo, il calore della luce arriva a scaldare: usciamo.

Io sono il cassiere (con spirito americano…) del gruppo e ad ogni cosa che presupponga una mano in tasca, Santiago mi chiede gentilmente, quasi con la paura di un rifiuto che (l’ho tranquillizzato) non arrivera’ mai. Il pensiero che per tutta la settimana di 17 persone, Rafael m’abbia elargito poco meno di 100 euro mi fa sorridere… ed al contempo capire che con altrettanti non rinunceremmo davvero a nulla. Cosi’ sia – dico.

E partiamo, alla volta di una fiera “di tutto”: si’, perche’, laddove ci fanno entrare gratis in quanto dell’Hogar San Camilo (che potere…), ci sono le esposizioni piu’ svariate… macchine per movimento terra, animali di tutte le razze, abbigliamento tradizionale, gastronomia, e molto altro ancora che arranca a trovar logica nella mia testa…

Poco male, i ragazzi disfrutan, e questo e’ e sara’ l’obiettivo.

Per il nostro giro, assoldiamo un micro che ci fara’ da trasporto per la giornata; il sole batte forte, ora, e Gloria compra un cappellino di cartone: e’ buffa.

Dopo un’oretta di alpaca (il cugino del lama), succo di papaya, aratro motorizzato e altri incongrui protagonisti di questa manifestazione, ci dirigiamo con buona decisione verso l’evento di questo lunedi’ a Huancayo: nella Calle Mayor e’ di scena la Papa a la Huancaina piu’ grande del mondo !!! Los chicos si pongono con ordine in fila (e’ lunghissima… piu’ di tre isolati) e aspettano con fiducia…

Alle 13 e qualcosa siamo tutti con il piatto in mano a gustare questa specialita’ locale… servita con uovo sodo, olive e lattuga: un antipasto davvero gradito…

Siamo di ritorno, quando Santiago mi gioca una buca a tre sponde…

Nella confusione di gente accalcatasi per la degustazione gratuita, l’indio comincia a diffondere la voce (dichiaratamente infondata…) che sono un attore italiano in visita in Peru’… le “nostre” ragazzine gli tengono il gioco accerchiandomi ed urlando il mio nome…

Certo, non sono Brad Pitt, ma sono alto due volte un indigeno, italiano e, senza presunzione ne’ sforzo alcuno, piu’ piacente di Mister Peru’…

In un niente si forma attorno a noi un capannello di donne da soap opera, che mi chiedono autografi, baci e fotografie… Santiago si spancia dalle risate e mi fa un photobook; io sono in ballo e mi tocca (ancora) ballare…

Passata questa nuova burla, per qualche minuto mi ritrovo a pensare che alcune donne peruviane hanno la mia firma sulle loro magliette, sui loro quaderni ed una foto con un tipo che a mala pena ha fatto l’animatore turistico… Complimenti Santiago, a buon rendere !

Alla Casa de Acogida para Niños di Huancayo ci attende una ricca comida: mangiamo tutto di buon gusto (nonostante l’aperitivo a base di patate…) e decidiamo di riposare un po’, al pomeriggio.

Io mi faccio due ore e mezza filate di granitico sonno: e ne vorrei ancora… Il mio corpo e’ rimasto fermo al bioritmo limeño, con il complesso risultato di “non darmi pace”…

Al risveglio manca la luce, in tutto il quartiere. Il programma per la tarde subisce un brusco cambiamento: i fanciulli che ancora vivono in noi, “guide responsabili”, scalciano a piu’ non posso… strizziamo l’occhio a Nelly, che si offre di raccontare ai veri fanciulli una storia di fantasmi a lume di candela, e prendiamo un taxi al volo direzione centro.

Qui con 1 euro si paga il taxi per quattro persone andata e ritorno (10 minuti la singola corsa…), per cui, senza eroismo, faccio il texano, pagando tutto il pagabile.

Si’, siamo in quattro; c’e’ infatti con noi anche l’hermano Alfredo, un diacono della mia eta’ che ci guida per la citta’ con piacere. Vediamo cosi’ la movida notturna, fatta della cattedrale illuminata come delle balere chiassosissime e caratteristiche.

E’ in una di queste che occupiamo una mesa. Siamo in libera uscita e chiacchieriamo amabilmente, impiegando le nostre buone tre ore e mezza in confronti e scambi e culture…

Quattro persone e quattro ambiti: la Costa (Gloria di Lima), la Selva (Santiago di Iquitos), la Sierra (Alfredo di Huancayo)… e il “resto del mondo” (Oscar di Siracusa) !!!

Ci facciamo accompagnare da un piatto di anticuchos (cuori di vacca allo spiedo… una squisitezza inaspettata…) e da una parillada imperiale di carne sudamericana, il tutto innaffiato con 4 litri di sangria…

Niente male, davvero. Il mio stomaco imprechera’ – penso – ma pazienza…

E’ il 28 luglio, giorno centrale delle Fiestas Patrias peruanes, e nel rumoroso locale che piano va riempiendosi, suona un’orchestrina da film… Il cantante e’ un barile pronto all’infarto (gli verra’ stasera, mi sono ripetuto in continuazione…), dalla voce caliente e malinconica, esegue musiche folkloristiche… fin quando si spinge ad interpretare Julio Iglesias (Si me dejas no vale, il brano “spartiacque”).

In quel momento, sfruttando il disorientamento generale, Santiago, sull’onda del successo mattutino, dribbla un paio di inservienti e guadagna le caviglie del solista, che, piegatosi, riceve con orgoglio la sorprendente notizia… E’ il culmine della serata.

E’ cosi’ che, in qualita’ di attore cinematografico, sono pregato di salire sul palco e fare un discorso in spagnolo di ringraziamento per l’ospitalita’ peruviana e augurare a tutti i presenti delle “felici feste nazionali”… Con la sangria vale tutto… ed i miei commensali brindano al memorabile scherzo.

Durante la splendida serata (in cui il detentore del microfono mi chiama ormai confidenzialmente Osquitar, costringendomi a salutare in piedi tutte le volte…), anche Santiago ha il suo momento di… gloria !!! Giorno 30, infatti, compie il medio siglo (50 anni)… ma non ce la sentiamo d’aspettare, la circostanza pare perfetta e, di comune accordo, pensiamo di cogliere al volo le occasioni quando ci si presentano… e cosi’ facciamo.

Cumpleaño feliz intona l’orchestra, eseguendo la nostra bugia bianca, e, prosciugando l’ultima caraffa, la serata e’ completa.

All’una inoltrata bussiamo alla Casa, Marta ci apre in silenzio, i ragazzi dormono gia’ da un pezzo. La luce e’ tornata alle 21, troppo tardi per animarli di nuovo.

Meglio cosi’, riposano… e si lasciano alle spalle un altro giorno.

Mi cambio per la notte, sfruttando la luce del cellulare, e guardo questi dodicenni respirare profondo… Che colpa avete voi… rifletto amaro…

E in un istante lunghissimo me li vorrei abbracciare tutti.

La luce non c’e’ e si va a dormire. Cosi’ e’.

L’accettazione composta delle cose della vita e’ raccapricciante… e so, adesso so, da dove viene.

Li guardo ancora, un’ultima volta prima di concedermi alla seconda notte nella Sierra… e me li vedo attaccati alla paura, la scomoda compagna del loro mondo dove, spesso, la luce non c’e’.

Buonanotte, chicos.

Oscar

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