Giorno 17, IL TOUR

IL TOUR

Huancayo 29 luglio 2008

L’alzata e’ difficile, oggi.

Perche’ alla stanchezza di fondo si e’ potentemente unita la madrugada di ieri sera, il cui sonno perso, gia’ so, recuperero’ solo morendo.

Fortunatamente, nella nostra abitazione da gnomi, l’arietta mattutina ricorda la Nagasaki post-atomica (tra scarpe, calze, aliti e quant’altro si possa immaginare…) e l’inconscio istinto di autoconservazione mi spinge ad iniziare anche questo martedi’.

Dopo la (mia) colazione extra-light, ci troviamo tutti, piu’ o meno svegli, per il primo tour della settimana: il “combi” noleggiato per la circostanza (un parallelepipedo della Toyota a 20 posti) ci aspetta infatti davanti l’ingresso della Casa, pronto a farci scorazzare per queste “Terre del Nulla”.

La definizione da Signore degli Anelli non e’ affatto casuale: perche’ abbandonando Huancayo, lo spettrale scenario di vuoto assoluto si materializza senza troppe cerimonie…

Strade tortuosissime che compiono incompresi zig-zag tra dune di terra consolidata, marrone e solitaria; ogni tanto qualche cartello a fondo giallo spezza la monotonia del cielo azzurro intenso che si riversa, senza filtri, sull’aspro piano di montagna. Ma con se’ non porta alcuna rilevante informazione, se non la conferma di una desolante solitudine.

La mia intesa con i servizi igienici d’altura non si e’ ancora perfezionata. Per cui porto con me i miei piu’ cari compagni di viaggio: una bottiglia d’acqua (ACQUA ACQUA e non agua de non so che…) ed un cicciottello rotolo di carta igienica, lasciando in stand-by, per ora, l’amico Dissenten.

Lo spirito di gruppo e’ buono, tale da sostenere comodamente i primi 40 minuti di percorrenza, senza insofferenza. Arriviamo cosi’ alla prima tappa della giornata: la Laguna de Paca.

E’ una piccola localita’ a 4 km da Jauja (40 km a nord di Huancayo) sulle rive di un lago, dove si trovano alcuni ristoranti “alla buona” e diverse botteghe e bancarelle stracolme di souvenir e prodotti d’artigianato locale. Non c’e’ molto da fare, per cui noleggiamo una barca e ci facciamo un giro su queste acque placide.

La mattina, come quasi tutte qui, e’ bella. Il cielo e’ straordinario, con le sue nuvole a strisce e la sua incredibile profondita’; e’ alto, quell’azzurro, in questa parte del Peru’. Allarga gli spazi, ti fa vivere una giornata senza il “tetto di Lima”…

Il tipo che ci conduce lo fa a remi, ed io soffro nel vederlo dibattersi con quella bagnarola di lamiere di scarto, contenente quasi 20 persone; ci facciamo qualche foto e decidiamo di risparmiargli uno sforzo eccessivamente prolungato.

A riva, Santiago compra per se’ un cappello orribile che, non so per quale arcana ragione, a lui sta benissimo.

Ripartiamo, con l’umore di chi sa d’avere tante tappe e di poter pertanto giudicare l’esito della gita solo alla fine della giornata.

La seconda fermata del nostro comico pulmino e’ al villaggio di Concepciòn, a meta’ strada tra Jauja e Huancayo, e famoso per due cose: la Virgen piu’ alta del mondo (una statua raffigurante la Madonna, costruita sulla falsa riga della Statua della Liberta’, in cui ci si puo’ entrare salendo fino in cima al capo e da li’ guardare panoramicamente l’intera vallata che ospita il villaggio) e l’imponente convento francescano di Santa Rosa de Ocopa.

E’ quest’ultimo che visitiamo per primo, ed e’ un bell’edificio, situato in un piacevole giardino dai lineamenti silenziosi.

L’Hogar San Camilo e’ una chiave universale che apre tutte le serrature; anche qui entriamo senza pagare e ci viene dedicato un frate che ci guida per il dedalo del convento spiegandoci minuziosamente ogni cosa.

Frate Emanuele e’ preciso e composto, parla con chiarezza e orgoglio; e’ un ragazzo, e vive li’, con altri suoi confratelli.

Questi frati missionari hanno accumulato davvero un’incredibile collezione di dipinti; e’ quella esposta che visitiamo nel museo della struttura. Ma ci sono anche animali impagliati, manufatti indigeni, fotografie dell’epoca delle prime missioni (quando i cristiani francescani venivano martirizzati nelle regioni amazzoniche), cartine antiche ed una favolosa biblioteca davvero ben conservata. Nel giardino, animali, come nella buona tradizione del Frate d’Assisi.

Ci spostiamo da questo bel posto con sottaciuta soddisfazione, e, dopo qualche chilometro, decidiamo di sostare in un campo attrezzato con tavolini di legno e sedili in pietra, lungo le rive del Rio Mantaro, il fiume che attraversa la valle per tutta la sua lunghezza, dove consumiamo la nostra comida al sacco. Non capisco come mai, quando in Italia si dice “al sacco” spuntano panini a piu’ non posso con mille salsette spettacolari e birra a fiumi… qui, (qualcuno mi frega…) c’e’ ancora il fratello riso e l’imbevibile chicha morada !!!

Dopo aver “digiunato abbondantemente” anche quest’oggi, organizzo un match di calcio a squadre miste. Capitani: io da una parte e Santiago dall’altra. Tutti gli italiani sono C.T. della Nazionale ed io non di meno: cosi’ metto Alex e Gloria come centravanti, piazzo una mediana composta da Diana, Jack e Marina ed io mi posiziono con Carlos nelle retrovie davanti ad Angel, designato portiere.

Perdiamo sonoramente per 6-2, ma la magra consolazione e’ che le nostre marcature, una per tempo, sono proprio dei due “attaccanti”…

E’ una partita di risate e prese in giro, falli non fischiati ed errori balordi, con un campo senza linee ed un gioco praticamente senza regole, vale “buttarla dentro” e l’accanimento dimostrato nel farlo e’ davvero la misura del progressivo consolidamento del gruppo. Al fischio finale, ci abbandoniamo, esausti ma contenti, sul prato a descansare.

Ripresi forze e bagagli, andiamo cosi’ a visitare la Virgen di Concepciòn: ma e’ tardi, tira freddo e non ce la sentiamo di salire fino in cima… guardiamo il panorama, solo per dar conto alla visita stessa, ma c’e’ una stanchezza generale (ed una leggera pioggerellina) che non ci permette neanche di sfruttare l’ultima “stazione” di questa giornata, un parco giochi della cui fermata facciamo a meno senza disperazione.

Il combi fila senza voci, rientrando a Huancayo; i ragazzi cedono al sonno, noi sorvegliamo, tacendo stanchi.

La giornata scivola verso la notte senza chiedere piu’ nulla a nessuno.

Io non manco (e non per educazione) di “salutare” il bagno un altro paio di volte, prima di spegnere la luce (laddove c’e’…) su questo martedi’ “fuori porta”: i nostri 14 sono stati contenti, e si comportano meglio; vedono cosa facciamo e come, e la loro ricezione dei nostri instancabili input, apparentemente assente, e’ solo sotterranea e ritardata… ma c’e’, ed e’ quello che non mi fa affliggere pensando a domani.

Lo dico perche’ penso che sia importante non credere, neanche per un solo secondo, che si sia qui a “perdere” tempo… o a far vacanza con questi adolescenti… Per come sono fatto, voglio vedere il risultato del mio tempo impiegato, per non essere assalito dal timore dello spreco.

E lo vedo.

Soprattutto nel “mio” Alex. Il piu’ piccolo ed il piu’ problematico. E quindi quello con i piu’ ampi margini di miglioramento. Ormai prende le medicine da solo ed all’orario, pulisce la stanza e lava le stoviglie alla fine di ogni pasto, chiede dicendo “per favore” e riceve dicendo “grazie”.

Ha solo 10 anni, ma ha vissuto mille vite e nessuna.

Ed una delle mille e’ con me.

E stavolta sono io a dirti “grazie” per quello che sto ricevendo. “Grazie, piccolo amico mio… anche per quel gol, che oggi non e’ valso la vittoria.”.

Buonanotte Alex.

Oscar

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