Giorno 18, IL COMPLEANNO DI SANTIAGO

IL COMPLEANNO DI SANTIAGO

Huancayo 30 luglio 2008

E’ molto tempo che mi trovo ormai in questo paese.

Lontano il fuso orario, lontana la partenza dall’Italia. Qui (anche qui) la vita scorre, come credo in tutte le parti del mondo. La gente, alla fine, s’assomiglia un po’ tutta quanta… perche’ e’ la vita che uniforma, e che forse ti fa sentire al tuo posto un po’ in tutti i posti…

Siamo al giro di boa, a Huancayo.

E mi sembra essere un altro episodio della medesima serie TV: nel primo, Paolo, Gabriela, Padre Zeffirino e gli albergados dell’Hogar, nel secondo, Santiago, Gloria, le donne della Casa de Acogida e i “nostri” 14 adolescenti… Le uniche costanti siamo io… e Alex. Vedremo i prossimi.

Oggi, intanto, e’ il (vero) compleanno di Santiago: 50 anni (medio siglo) da festeggiare in terra “straniera”.

Cosi’, dopo il triste desayuno, mentre Gloria controlla los chicos lavare i panni (ovviamente a mano…), con Alfredo e Santiago facciamo un salto in centro per alcune spesucce: una doppia presa, dei palloncini colorati, un prelievo di soles e cose cosi’…

Con Alfredo e’ bastata un’occhiata, durante il nostro paseo al sole… ha messo la freccia coi piedi ed ha virato per l’immancabile Plaza Vea, il centro commerciale all’europea che sta colonizzando il Peru’; qui, senza troppi sotterfugi, il JR italiano compra 2 grandi torte alle pesche (con tanto di candeline: “5” e “0”) e 3 bottiglioni da 3,3 litri (formato mai visto…) di KR, ovvero Kola Real, all’arancia… cioe’ un irrisolto esercizio del Piccolo Chimico in bottiglia…

Rientriamo pensando alla festa che faranno i ragazzi per questo “diversivo” rivoluzionario rispetto al noioso e prevedibile menu’ della Casa. Ma non li troviamo. Marta ci dice che sono andati a giocare al Pio X, un centro per seminaristi dotato di campo sportivo… internazionale !

Cosi’, raggiuntili, in men che non si dica, con il sole che batte forte, chiediamo ufficialmente la rivincita del giorno prima: stesse squadre.

E stesso risultato.

Perdiamo infatti pure questa, ma da leoni: 3-3 il parziale al primo tempo, 7-5 il risultato al termine della ripresa. Gloria e Alex vanno a segno entrambi anche stavolta… e mi sembrano, romanticamente, Vialli e Mancini dei tempi doriani.

Al termine della partita sono stravolto. Avremo giocato meno di un’ora e mi sento stanco come se avessi disputato da titolare tutta una stagione in Bundesliga… quest’altura m’ammazza… come se non bastasse il mio… coinvolgente “rapporto liquido” con i bagni di Huancayo, dopo 4 giorni rimasto tale…

Per fortuna ci sono queste due belle torte finte ad allietare l’almuerzo ! I ragazzi esultano alla vista dei due dischi di panna montata in cui si destreggiano dei pezzi di pesca sciroppata, sicuramente sottratti alle vettovaglie di Napoleone durante la campagna di Russia…

Ma facciamo le foto, cantiamo il “tanti auguri” castigliano e beviamo quella specie di Perrier all’arancia… si ride, si scherza… Santiago si becca un uovo in testa ed una torta in faccia, niente male come indiretta vendetta fredda da parte dello pseudo-attore del cinema italiano…

Questa e’ una giornata, come da programma settimanale, di autentica decompressione tra le due sfacchinate in “combi” di martedi’ e giovedi’; cosi’, dopo aver riposato un po’ al pomeriggio (almeno i “grandi”, perche’ i 14 sono autentiche pile a lunga durata e basso consumo…), con Alfredo, Gloria e Santiago, organizziamo una “sessione di lavoro” formativa: vediamo 2 cortometraggi a cartone animato.

Dopo la visione (ripetuta due volte), ci dividiamo casualmente in 4 gruppi, ciascuno con il proprio tutor, per elaborarne il messaggio…

Il mio gruppo e’ composto da Alex, Dora, Karen e Carlos.

Sono due video a carattere motivazionale, che puntano a “scuotere” i ragazzi e a tirarne fuori le inconscie difficolta’ e paure…

Il confronto e’ intenso, serrato, partecipato… prima di stendere il cartellone riassuntivo, mi intrattengo molto a parlare con i “miei”… ascoltando le loro monosillabe e cercando ora di sussurrare dolcemente ora ancora di scandire aggressivo…

Non hanno sogni. Ne’ speranza di poter realizzare alcunche’. Vivono giorno per giorno, perche’ e’ la cosa che gli fa avvertire meno paura…

Ho detto loro che nella vita ognuno di noi e’ inconsapevolmente solo.

Che stiamo come dentro uno scompartimento di un treno in movimento, dal cui finestrino vediamo mille paesaggi cambiare… quelli che ci piacciono e quelli che non avremmo voluto vedere… e che accanto a noi si seggono tante persone, salendo e scendendo dal nostro treno, scambiandosi tra loro… L’unica persona che sta sempre al proprio posto, siamo noi.

Ho detto quindi loro che le persone che ci circondano, anche quelle che amiamo profondamente, ci stanno solo a fianco… per un tratto di strada, anche molto lungo… ma solo noi staremo sempre con noi stessi… fin quando noi stessi non ci saremo piu’…

E’ la vita ad essere cosi’ e nessuno di noi puo’ farci niente.

Dunque il risultato di tutto questo, la “soluzione” a questa solitudine invisibile, e’ conoscersi a fondo ed amarsi tanto. Questo ho detto loro. “Amatevi e rispettate voi stessi, prendetevi cura di voi, perche’ nessuno lo fara’ o potra’ farlo per sempre”.

I ragazzi mi hanno seguito. Nonostante il mio spagnolo concreto.

Mi e’ piaciuto molto lavorare con loro. E, soprattutto, non ero pronto a fare cio’ che invece ho fatto… Forse mi sono sentito molto responsabilizzato nel dire quel che ho detto e nel porre loro certe domande. Forse questo pomeriggio e’ servito anche a me.

La sera e’ fatta di abbracci, e manifestazioni di vicinanza sempre piu’ esplicite… discutere (e non solo giocare) unisce, fa crescere, libera.

Ceniamo con due uova fritte (quasi piango dalla felicita’…) e ci infiliamo subito a letto: domani e’ prevista una “gran giornata”, a cominciare dalla sveglia alla “bersagliera”…

Cercando un punto nel buio che mi accompagni al sonno, penso che mi sta piacendo qui… comincio a cogliere il senso di alcune cose, ed anche l’accettazione del soroche (che provo ad impaurire con due compresse di Dissenten) diventa parte di questa mia esperienza in un luogo inimmaginato, e con persone, fino ad una settimana fa, perfettamente sconosciute.

Santiago e’ una di queste.

Curioso che si chiami “proprio” cosi’… ci ho pensato subito, quando mi si e’ presentato… “un altro segnale”, in quel momento mi sono sentito dire in silenzio…

Santiago ha 50 anni e tre figli che studiano negli Stati Uniti; e’ separato e la sua vita ora e’ l’opera dell’Hogar San Camilo, ove questa lo porti. Mi dice “i miei figli sono orgogliosi di me” e ci credo, fino in fondo.

Oggi ha spento le sue candeline seduto su una sediolina di legno rossa, le ginocchia che picchiavano contro il bordo del tavolino… e mille sorrisi e altrettanti abbracci tutt’intorno… i suoi “altri” figli che, per il giorno del suo cinquantesimo compleanno, a Huancayo, gli hanno detto TANTI AUGURI.

Buonanotte Santiago.

Oscar

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