Giorno 20, LA COLOMBINA

LA COLOMBINA

Huancayo 1 agosto 2008

Questo venerdi’ pre-partenza e’ quello dell’ultimatum: DEVO lavare gli indumenti sporchi o rischio di indossare la giacca a vento nudo. E, soprattutto, DEVO provare a lavarmi il corpo, anche a costo di propormi ad un autolavaggio.

Cosi’, animato da un si’ forte impeto, trovo una scusa per accorciare la mia brutta notte, alzandomi un po’ prima, nel gelo pieno di Huancayo.

M’industrio operoso con bacinelle, rubinetti, sapone e spazzolone e ci do’ dentro con calzini, mutande, maglie ed asciugamani; trascorro una mezz’oretta da perfetta domestica e raggiungo un risultato che non sapro’ mai se fosse quello sperato. Stendo il prodotto del mio tentativo, in attesa del primo sole di montagna.

Passo alla doccia con approccio nazista: pentolone pieno di granatina e ciotola da sopa per rovesciarne masochisticamente il contenuto sul mio corpo, spoglio ed incolpevole. La chiamano “doccia scozzese”, quella che prevede acqua fredda da Guinness dei Primati (nel senso di scimmie… mi pare evidente…), e penso che questi scozzesi non devono essere dei tipi tanto a posto con la testa… Mah !

Intanto si fa l’ora per il resto della Casa: ragazzi e ragazze che gironzolano per le salette con pigiami multicolori e spazzolini in bocca, mentre le nostre donne di Huancayo preparano nel piccolo giardinetto il trionfo della cucina tipica dello Junin: la Pachamanca, piatto di tradizione precolombiana che, preparato solitamente in occasioni speciali quali matrimoni o ricorrenze d’altro genere, affonda le sue radici nel culto della natura. Usare infatti la terra (pachamama) per cucinare e’ un modo per onorarla: proprio cosi’, questa pietanza altro non e’ che un vero e proprio banchetto a base di carni diverse, verdure (per lo piu’ fave), formaggio, peperoncini e aromi fragranti, il tutto cotto su pietre roventi in un forno letteralmen te interrato (o in ollas fuori terra con le pietre calde a premere sul coperchio). Guardo e fotografo affascinato…

Quando ognuno di noi e’ pronto (saranno le 10e30) si va tutti (compresi Nelly, Marlene, Marta, Lupe e altre mamas con tutte le piccole, Gabriela, Noelia, Stefany, Briana e il pestifero Diego) al Parco della Colombina, un centro ricreativo poco fuori Huancayo, anche questo provvisto di piscina (stavolta una seria 25 metri), campi di calcetto e volley ed altri giochi, con tavoli all’aperto dove consumare un pranzo a sacco.

Qui trascorriamo tutta la giornata, tutti insieme. Giochiamo, ridiamo, scherziamo… con una ben nascosta malinconia da fine vacanza.

Acclamato e pregato al limite della vergogna (soprattutto dalle ragazzine), esibisco il mio fisico italiano da gringo (uomo bianco, di pelle e di fatto) con ululati di approvazione e mia contemporanea delusione (il soroche non mi ha nemmeno asciugato un pochino, come avrei sperato); non l’avrei mai pensato… di fare il bagno, e per di piu’ in questo posto, eppure avviene tutto, ed anche questo.

Sull’acqua ci si potrebbe pattinare, praticamente e’ un iceberg infilato nel vano piscina, ma provo a nuotare per restare in vita.

Esco dalla vasca con la seria ed irremovibile intenzione di infilarmi dentro la Pachamanca… ma arrivato al nostro tavolino all’ombra, il pranzo e’ gia’ servito, fumante; lo consumiamo in cerchio, seduti sul prato, come fosse una scampagnata con tanto di tovaglia a quadrettoni bianche e rossi (ovviamente, dati i colori nazionali…). Mi viene offerta “l’aggiuntina”, ovvero una salsetta di ajin, contentente aglio a volonta’, olio, formaggio fresco e rocoto (il peperoncino piu’ piccante dell’intero sistema solare): accetto impavido, la muraglia di Dissenten fara’ il resto.

Il dopo almuerzo e’ sereno, mentre gli adolescenti giocano senza risparmio, noi grandi parliamo del problema del VIH…

Si affrontano temi e situazioni diverse ma tutte “ugualmente” complicate… Parlano Marlene, Santiago, Gloria, Alfredo… ci confrontiamo caricandoci, dicendoci l’un l’altro che si puo’ vivere una vita normale ma responsabile, intendendoli estesi a 360 gradi, i confini di questa presa di coscienza che e’ anche cura di se stessi e, conseguentemente, degli altri.

Al termine della discussione, a nome di tutti, Alfredo mi chiede, con signorile delicatezza, se fossi disposto ad appoggiare la causa della Casa de Acogida con una donazione… Accetto senza batter ciglio, contento. “Quanto serve ?” chiedo pratico, “Servirebbero 300 soles…”, mi viene risposto, con l’imbarazzo di chi avesse chiesto un miliardo ad un milionario… “Tra due ore avrete 400 soles”, dico risolvendo quegli sguardi impauriti… Un applauso generale, da Teatro alla Scala, segue alla mia dichiarazione; Marlene si commuove e mi nomina Padrino delle mamas di Huancayo. Io ringrazio impacciato e penso che sono solo meno di 100 euro… ma ci compreranno (conti alla mano) 52 kg di carne per i bimbi… E, convertendo, capisco il “miracolo”.

Il pomeriggio alla Colombina si chiude con la morbidezza di una prima sera fresca; ci dividiamo, all’uscita… ed io ed Alfredo andiamo a compiere la missione prelievo pro-donazione.

Sulla strada l’hermano ci tiene a farmi vedere il suo barrio, coloratissimo ed allegramente confuso; passiamo anche dal Mercado Modelo, un susseguirsi disordinato di bancarelle rioniali “da documentario”, una vera esplosione di colori, odori, grida… Sembra un mercato spagnolo, a sezioni; conosco il cuy, il porcellino d’India che in realta’ e’ piu’ un topo che un coniglio ! Mangiano la sua carne (fritta) e smerciano la sua pregiata pelle…

Rientro alla Casita in taxi, da solo (ormai contratto e monto su), quando arrivo consegno il denaro a Marlene che, per “disobbligarsi”, mi fa vedere tutti i progetti di finanziamento approvati e terminati con successo e quelli in corso di presentazione: un gran bel lavoro, per questa struttura cosi’ piccola.

L’ultima sera a Huancayo trascorre calma guardando un dvd… ne seguo meta’, poi svogliato mi defilo.

Domani si viaggia in direzione Lima, tappa di scambio per il Sud del Peru’, destinazione finale: Arequipa…

Lascero’ Huancayo, e quest’altro viaggio nel viaggio, verso un altro pezzo di Sud America ancora tutto da scoprire.

La cosa m’immalinconisce e mi carica allo stesso tempo. Si va avanti, senza strascichi. Salutero’ queste montagne ed il loro clima, da cui sempre diffidare. “Ok – mi dico convinto – andiamoci a prendere la caliente Arequipa !”.

Buonanotte, indimenticabile freddo.

Oscar

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes
Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *