Giorno 21, CIAO JUNIN

CIAO JUNIN

Lima 2 agosto 2008

Oggi si parte.

La sveglia e´comoda, quasi volesse rallentare la separazione da questi posti… che dopo una settimana sentiamo un po´piu´nostri.

Il programma di oggi prevede un recordatorio e la preparazione alla partenza: praticamente una giornata light, per quanto riguarda la parte huancaina.

Decidiamo di cominciare dalla preparazione della roba e dalla pulizia degli ambienti che ci hanno ospitato, cosi´ da esser gia´ pronti per quando arrivera´ Victor a caricarci per portarci oggi stesso all´Hogar.

I ragazzi sono dei piccoli soldatini che lavorano ordinati, con sguardi di media tristezza per la fine della loro splendida (per chi come loro vive in condizioni di estrema poverta´) vacanza.

Anch´io sistemo le mie cose, rifaccio il cubo di coperte sul letto e ritiro le ultime cose rimaste ad asciugare nel cortiletto sul retro della Casa.

Durante queste operazioni di rifinitura, ricevo la telefonata di un´allegra Maribel che mi informa che il nostro mezzo arrivera´ per le 17 circa e che Padre Zeffirino, prima di partire per Citta´ del Messico dove prendera´ parte ad una Conferenza mondiale sull´AIDS, le ha lasciato i recapiti di suoi amici a Cuzco, contattati per un micro comitato d´accoglienza nei confronti del volontario italiano.

La cosa mi mette di buon umore, un altro mio Peru´ si avvicina…

Intanto, con conseguente sodddisfazione, registro che il mio tormentato (a tratti conflittuale) rapporto con le toilettes della Casita sta piano piano riprendendo “corpo e consistenza”… E mi sposto in DEF2.

La mattinata assolata la ultimiamo rivedendo, a mezzo di un proiettore organizzatoci da Alfredo, tutte le foto della nostra settimana a Huancayo; e´ un bel momento, in cui scorre tutta la carrellata di emozioni, luoghi, persone e cose incontrate nel nostro cammino nello Junin. Santiago invita gli adolescenti ad una riflessione su quanto svolto, imparato, visto, e sulle persone e la Casa che ci hanno accudito ed ospitato. I ragazzi sembrano ormai assorbire come avide spugne. Forse qualcosa di buono e´ stato fatto – penso sospirando.

Prima dell´almuerzo, mettiamo su il recordatorio, ovvero un piccolo laboratorio in cui elaboriamo alcuni disegni da lasciare in ricordo alla Casa de Acogida. Jack fa decisamente il migliore, raffigurando la Virgen de la Immaculada Concepcion. Ne facciamo anche uno con tutte le impronte delle nostre mani, pregne di vernice… Ridiamo.

Le donne ci tengono, ci tengono tantissimo, che a pranzo provi e gusti il mondongo, una sopa imperiale con tanto di choclo, del mais gigante i cui grani sono grandi come olive da giardiniera… ma assaggiatolo, resisto e non mi piego, rischiando l´offesa a mani basse.

Saltato a pie´ pari il pasto ed non avendo altro da fare che aspettare, mentre i bambini montano su alcune biciclette abbandonate nel capanno esterno alla Casa de Acogida, con Santiago e Gloria facciamo una capatina in centro, per alcune compere e souvenir.

Ci infiliamo in mercatini di bancarelle, proviamo cappelli e ponchos d`ogni varieta´, Santiago compra degli stumenti assurdi ed una fascia andina che si pone attorno alla vita (ma la cui utilita´ continua a rimanermi ignota); anch´io vinco il timore dell´acquisto e mi lancio alla conquista di qualche oggetto di cui, sono certo, non mi pentiro´.

Facciamo le ultime foto (ora ce ne stiamo proprio andando… e la sensazione e´ palpabile), scherziamo un po´ e ci accorgiamo che il clima tra noi e´ buono, nonostante il prossimo viaggio che per noi tre significhera´ separazione.

Quando arriviamo dai ragazzi (pronti per il comitato di bentornato ai bimbi di Huancayo che terminano cosi´ lo scambio con i limeños), Victor svolta dall´angolo della strada e termina la sua personale prima tappa di oggi. Io lo aiuto a scaricare il furgone, lui mangia un po´ di mondongo (e per questo lo ammiro) e va a riposare un po´.

Adesso i piccoli della Casa sono davvero tanti… i “nostri” ed i “loro”, tutti insieme a far famiglia.

Senza disperderci ci dirigiamo presso la vicina chiesetta, quella della prima messa di Huancayo, che adesso celebra la seconda ed ultima.

Padre Quique e´ contento, per costume non gradirebbe darlo a vedere, ma non ci riesce… Alfredo lo assiste durante la celebrazione che avviene solo “per noi”, Carlos e Gloria leggono le letture, il sacerdote benedice tutti… anche “coloro che volontariamente hanno dato parte del loro tempo perche´ i ragazzi godessero di una vacanza migliore”, ed il riferimento che mi emoziona e´ decisamente rivolto a me, che scompaio negli abbracci dei piccoli fratellini che mi stanno accanto.

Flor piange. “No quiero ir…” mi ripete inconsolabile, mi abbraccia, in una vertigine di lacrime e fazzolettini… Le dico che ogni cosa finisce, perche´ ce lo insegna la vita e che, probabilmente, la brevita´di questa bella settimana la rende cosi´speciale da non aver permesso a nessuno di abituarsici e, conseguentemente, di sminuirne naturalmente la magia.

Continuo a ripeterle che la “sua” settimana continuera´ a vivere ogni volta che vorra´ ricordarla, ritrovandosi con la mente a questa Huancayo che tanto l´ha distratta dalla sua vita cruda di Lima.

Molti di questi ragazzi, infatti, pur non sembrando tali, sono figli di situazioni d´estrema difficolta´, economica, sociale, psicologica, fisica… ed e´ in queste circostanze che viene fuori la tristezza infinita di queste vite…

Ci penso e ricordo una frase di Karolay, scritta sul retro del suo disegno per il recordatorio… diceva: sono un´anima intrappolata in un corpo dalla maledizione della solitudine…

Sono frecce che ti colpiscono senza errore, centrando laddove devono. Con una semplicita´ cosi´ disarmante che non puoi fare niente per evitarlo.

Padre Quique ci benedice tutti, rivolgendosi in particolar modo a noi che abbiamo il viaggio di ritorno da affrontare; e sono gia´ le 18…

Le foto sotto l´altare, tutti insieme, sono un must a cui Santiago sa di non poter rinunciare; cosi´ avviene, in un´alea di fraternita´ talmente percepibile che commuove senza motivo.

Siamo ai saluti e tra tutti mi colpiscono, al cuore, due momenti che so sentiro´ dolere, per un po´… quello imprevisto si chiama Nelly: piange, la tosta peruviana dal perpetuo sorriso, “te estrañaras…” mi dice, con un filo di voce. “Anche tu mi mancherai, monella huancaina…”, non riesco a risponderle… mi mancheranno i nostri scherzi e le nostre prese in giro, capaci di rendere bello un posto che, senza tutte voi, non lo sarebbe mai stato.

Quello previsto, che mi attende al varco, che so che dovro´ “pagare” prima di dir ciao a questi monti, invece si chiama Alex: si copre il volto con le braccia, straziato, nulla dice, se non il mio nome, che arriva a pronunciare un paio di volte… io, mollo la valigia e mi inginocchio a terra, perche´ ci si possa abbracciare alla pari… L´immagine e´ involontariamente da Libro Cuore… Provo a dirgli che ormai e´ un ometto e dev´essere forte, prendere le medicine tutti i giorni ed all´orario, non mettere niente in bocca, nemmeno le mani, e cercare di comportarsi da bravo… che tra le persone che gli vogliono bene e che pensano a lui, ci sono anch´io, extranjero hermano major.

“Te quiero mucho, Alex”, gli infilo nel cuore, senza le lacrime che trattengo fino al buio viaggio di ritorno.

La strada per Lima, quella che e´ stata capace di recapitarmi in questa regione inaspettata del mio viaggio in Peru´, e´ la stessa di una settimana prima, ma il fegato ed i pensieri sono tanti che non c´e´ mate de coca o soroche che tenga. Affronto le 6 ore e mezza di viaggio accanto al fido Victor sbriciolando la maniglia posta in alto alla portiera del lato passeggero, pensando ad Alex ed a Huancayo. Le lacrime scorrono nel silenzio di un ritorno stanco.

Mi dico che il segreto e´ “pensare avanti” e guardare a quello che ci sara´ dietro l´angolo di domani; Alex e´ nel miglior posto possibile, adesso, con donne eccezionali che si prenderanno cura di lui meglio di come avrebbe potuto fare chiunque altro, io, Gabriela, Padre Zefferino o la sua “famiglia” compresi.

Passiamo i 4818 mt, che saluto con il beffardo sorriso di chi e´stato beffato, “me l´hai fatta, soroche…”, penso dando merito al vincitore; si´, questa regione dello Junin, che abbandono forse per sempre, pur avendomi inibito la “capacita´ di generare solidi”, mi ha dato tanto, moltissimo, e devo riconoscerglielo. Con tutto il freddo patito, le oggettive difficolta´ di vita quotidiana e l´aspra accoglienza di questi luoghi in cui la Natura non ha mai smesso di lottare per manifestare la propria incontrastata autorita´, rientro all´Hogar San Camilo, quell´oasi felice da cui ero partito, sicuramente piu´ricco, migliore, piu´ forte, piu´ consapevole, piu´… peruviano.

L´arrivo in quel magico chiostro avviene (senza cena) a mezzanotte passata; ad attenderci l´affidabile Mario, e Gustavo, un nuovo volontario spagnolo che occupa il mio cuarto.

Alle 6 si parte per Arequipa ed io ho meno di 5 ore e mezza per sistemarmi, farmi una doccia, riposare e ripartire.

Un non trascurabile particolare salta immediatamente alla mia attenzione: se il mio posto e´ occupato… dove dormo io… ?!?

Domandato in giro, nessuno sa dirmi nulla… vista l´ora tarda la gente si defila verso le proprie abitazioni… io resto in mezzo al niente con il tempo che scorre e la stanchezza che m´incalza come se mi puntasse da dietro gli abbaglianti per aver concessa strada…

NON posso non lavarmi e non dormire (poco) come si deve… non so come sara´ ad Arequipa, per cui non posso rischiare di non trascorrere una notte con parvenze di normalita´. Pensa Oscar, pensa…

I miei occhi ruotano poco, giusto per intercettare il cuarto spento e serrato di Gabriela (adesso ad Arequipa), posto al piano terra ed, apparentemente, piu´ facile da violare…

Non perdo un attimo, con la ferocia negli occhi, distendo una graffetta e provo a scassinare la porta d´ingresso, credendomi Diabolik… il tentativo coraggioso fallisce miseramente; ma non e´ finita: pongo una sedia sopra l´altra ed arrivo alla minuscola finestrella che completa la cornice della finestra grande della stanza, posta al lato della porta. La spingo fino a piegarne il perno, intravedo una cordicella che la lega alla principale e mi brillano gli occhi… “forse ci sono”…

Con le forbicine sego il collegamento tra i due elementi di luce (mi sento Mc Giver…) e spalanco la piccola apertura… inizio un numero da contorsionista per introdurmi all´interno del locale buio (se mi vedessero Moira Orfei o Darix Togni…) e in poco meno di dieci minuti sono dentro !!! Ho una felicita´ da Lotteria Italia, dall´interno apro la porta e faccio signorilmente accomodare i miei bagagli.

Vado per farmi la doccia e, come ogni buona storia impone, non c´e´acqua (un classico…) ma ormai sono il protagonista di Matrix e, trovata una bottiglia di acqua gassata in un fondo d´armadio (grazie Gabi…), procedo alla novita´ assoluta della doccia con le bollicine…

Conquistato il territorio, vado a dormire in un LETTO VERO, cosciente tanto d´aver poche ore di sonno davanti quanto che il fatto in se´ non m´importi…

Adesso che tutto si e´ fermato, rimandando a domani la ripresa delle cose, il mio ultimo pensiero e´ per los angelitos, le loro vite e la nostra settimana… E´ stato bello, molto bello… Huancayo.

Buonanotte Alex, Karolay, Carito, Jack, Ivan, Robert, Flor, Marina, Carlos, Angel, Hamit, Dora, Karen, Geidi, Briana, Gabriela, Noelia, Diana, Diego, Stefany, Marlene, Nelly, Lupe, Marta, Alfredo, Gloria, Santiago.

Oscar

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