Giorno 10, ritorno a Canete

RITORNO A CAÑETE

Lima 22 luglio 2008

La vita scorre tranquilla, all’Hogar San Camilo di Lima…

La mia presenza non e’ piu’ una novita’ di cui soprendersi, sono uno dei tanti, ormai, ed e’ una sensazione che mi piace.

La gente mi cerca, mi chiama, mi parla, mi chiede aiuto e consiglio, mi considera “uno di loro”, sapendo di poterci contare, sull’italiano…

Ho trovato una caffettiera !!!

Non riesco a trasmettere sufficientemente l’euforia di questa scoperta, alla sua vista mi sono “acceso” come la notte di Las Vegas…

Mi sono industriato per metter in piedi qualcosa di liquido per il mio desayuno peruano… La confezione della moka tostata segna “15-06-08” come data di scadenza… ma quando comincia la discesa, e sei senza freni, non puoi piu’ fermarti…

Il mio primo caffe’ d’oltre oceano e’ uno schifo, ma chissenefrega, sono felice… mi riempio mezza tazza da sopa (staro’ sveglio fino a domenica…) e la gusto come se fosse un espresso napoletano preso dal Caffe’ del Professore a Piazza Plebiscito… la gioia e’ completa quando unisco alla colazione un bicchiere di succo d’arancia appena spremuto…

Animato da un tale principio di giornata, mi metto di lena al lavoro con Julio e Mario per ricomporre il tridente di San Vicente de Cañete: oggi si ritorna laggiu’, a rimpolparli di indumenti, giocattoli, viveri e medicinali.

Prima pero’ ci tocca “rivoluzionare” una stanza da cima a fondo, da cui estrarre la merce da “esportare”… E’ vicino al mio cuarto (stanza), il locale da sgomberare, e ci diamo da fare per esser pronti a partire immediatamente dopo la comida del mediodia.

Nell’Hogar intanto e’ presente un nutrito gruppo di infermiere peruviane, tutte di bianco vestite, che sta effettuando una visita guidata per il centro di accoglienza di malati di VIH piu’ importante di tutto il Peru’… Mi guardano lavorare con gli occhi a cuoricino… un italiano, alto e misterioso, che suda come uno scaricatore di porto compiendo prestazioni di forza… Praticamente uno spot della Mennen…

Entro nella parte, prendendole cosi’ un po’ in giro (Mario coglie al volo e se la ride…), e prima dell’almuerzo riusciamo a caricare il furgone.

A pranzo, tra le solite noiose cose, come bibita c’e’ la rubina chicha, la birra peruviana di mais rosso fermentato dal sapore dolciastro… la provo, senza promuoverla.

Alle 13e30 siamo gia’ in marcia, con buona andatura (oggi e’ martedi’ e alle 17e30 e’ di scena la partitella di fulbito con lo staff dell’Hogar…) per provare a non lasciare in asso la mia squadra di calcetto.

La strada e’ la stessa della settimana scorsa, ma sto piu’ attento alle cose… la mia seconda volta per Cañete…

L’oceano e’ un po’ nervoso, le sue lunghe onde si perdono su rive di sabbia grigia, mentre la Panamericana fila parallela alla costa; tutt’intorno e’ deserto e niente piu’.

Solo qualche villaggio di baracche sabbiose e sperdute.

Si parla di calcio, di donne, dell’Italia, lungo la carretera… siamo tre uomini con tre storie, si ride, si ascolta e si riempie il viaggio con buona loquacita’.

Arriviamo nel barrio di Carmen Alto, a Cañete, dopo un paio d’ore di autopista; scarichiamo casse, buste e scatoloni e subito un nugolo di sei bambini, sorridenti e lerci da non capire, ci circonda elettrizzato e assalta le “nuove” cose come fosse Natale…

Ripartiamo quando sono le 16 passate, dando un passaggio per Lima a 5 operai e riportando indietro un dono per Padre Zeffirino, a parziale ricompensa della sua constante attenzione per questa gente: un pavone vivo (!!!), grande da sembrare un cucciolo di struzzo, che ci viene consegnato dentro una busta di plastica da cui fuoriesce solo la testa spaventata.

Viaggia con sguardo interrogativo, il nuovo prossimo albergado dell’Hogar… mentre scrutiamo l’orologio che condanna il mio team a cominciare senza di me; l’ingresso a Lima, infatti, e’ caotico e irrespirabile… ma passa, come molte cose.

Una volta al cospetto di Padre Zeffirino, lo relazioniamo sul compiuto e gli consegnamo il suo “regalo” che riceve con perplessa preoccupazione… (bisogna pensare ANCHE a sfamare questa bocca…).

Mi cambio al volo e prendo parte alla seconda frazione del match che vinciamo convincendo. Terminiamo alle 20, mi infliggo la doccia e consumo la cena.

Questa sera non e’ avanzato nulla e i poveri ci aspetteranno invano… la cosa mi dispiace… come la vista dei contorni della Cruz Blanca di San Cristobal, non illuminata, stasera… Lima non avra’ la “sua” benedizione, stanotte – penso senza voce.

Il mio giorno numero dieci, quello della doppia cifra, mi saluta vedendomi improvvisarmi insegnante di italiano, con Jon, Gabi, Alex e Franquin (quest’ultimo dotato addirittura di registratore…), seguire ed annotare con partecipazione le primordiali forme, in lingua italiana, di interazione con le persone: come ci si presenta, come si chiamano le cose della cucina, come si invita una ragazza a ballare…

Ridiamo, nella notte limeña, e proviamo ad assottigliare ancor di piu’ le distanze tra realta’ e immaginazione… di queste persone che pensano che l’Hogar sia tutto il mondo e tutto il mondo solo un’esercizio della fantasia…

Guardo il cielo arancio di luci, prima d’andare a dormire, ascoltando i versi del nostro nuovo ospite riempire l’imperfetto silenzio della notte… spero che almeno lo lascino vivere per un po’, qui in giardino… quest’animale impaurito che passeggia, ignaro d’ogni cosa, per il cortile del chiostro… una notte, a Lima.

Buonanotte e benvenuto all’Hogar, pavone peruviano.

Oscar

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