Giorno 11, La Cuna

LA CUNA

Lima 23 luglio 2008

Mancano pochi giorni per il mio saluto all’Hogar, e lo sento.

Li avverto sfuggire ancor di piu’ quando apprendo, di prima mattina, che, per un ufficiale invito ad un Congresso sul VIH che si terra’ qui a Lima, organizzato dall’Unicef, dall’ONUSIDA e da altre primarie istituzioni in materia, Padre Zeffirino manchera’ tre giorni.

I tre che precedono la partenza per Huancayo.

Avro’ tre sere, poco piu’, per scambiar con lui le ultime parole sudamericane…

Ha il suo sguardo tagliente e agile, quando mi impartisce le disposizioni per la giornata, prima di andar via…

E’ il primo giorno in assoluto che trascorrero’ senza di lui – penso – e mi si risveglia la capacita’ organizzativa… Coordino le operazioni di riordino di alcune cose, per come comandatomi, avvalendomi di Jose’ e Jesus, al quale, terminatele, commissiono alcune collane artigianali per tenerlo occupato e per approfittare di qualche souvenir limeño “fatto in casa”…

“Ti paghero’ in euro” gli dico sorridendo, e gia’ gli brillano gli occhi.

Inforca gli occhiali nuovi e si mette sotto con pazienza, Jesus…

L’Hogar nel frattempo si e’ popolato: bimbi e mamme l’han fatto loro, invadendolo con un vociare sempre piu’ familiare.

Oggi e’ il giorno dei bebe’ e, come tutti i mercoledi’, Gabriela cura la cuna, ovvero l’attrezzata nursery del centro, che conta una quindicina di passeggini, numerose culle e un armadio stracolmo di pannolini per tutte le eta’ neonatali.

Io, prima di darle una mano, con campo libero, estraggo la macchina fotografica come fosse l’Excalibur e scendo in “battaglia”. Mi rifaccio quasi di tutte le foto “perse” nei giorni in cui non ho potuto fermare i miei istanti… avido, caccio espressioni, colori, volti, intervalli di spazi…

Ma la luce di Lima e’ quella che e’, e mi gioca contro.

Mi ritrovo presto con la piccola Mary Cielo in braccio (8 mesi), col naso che le cola a fontana ed un pianto accennato che sono riuscito tempestivamente a sedare… ci facciamo qualche foto, prima che la sua mamma la venga a recuperare; qui, infatti, le madri vengono indottrinate sull’alimentazione da curare per loro ed i loro figli, insieme a loro vengono visitate dai dottori del centro, vengono ascoltate dall’assistente sociale e le viene loro consegnata la razione di latte e pane, disposta dall’Hogar. In tutto questo tempo, ci sbracciamo per arginare l’incontrollabile energia dei peruanitos…

Presto la mia opera, a tratti goffa, fino a quando non mi convoca Paolo per il resoconto su AIB; mi fa vedere i variopinti disegni dei bambini fatti realizzare sabato scorso sul tema delle verdure (!)… alleghiamo a ciascun disegno la scheda del bambino con la foto e qualche informazione di contesto. Mi realizza anche un cd di immagini da portarmi dietro; e’ preciso, Paolo, semplice, ci si puo’ far buon affidamento: e’ italiano…

Gli consegno 50 euro e lo incarico di cambiarmeli (qui, il cambio lo si fa per strada, ben scortati, contrattando il tasso con tenacia…); domani avro’ cosi’ i miei primi soles.

Mangiamo separati, chi prima chi dopo, e non colgo come mai, ma va cosi’. Ci riuniamo presto pero’, non appena ripulito le stoviglie, per uscire a comperare alcune cose con Gabi e Jesus.

Si va per le strade, l’aria e’ pestilenziale e, per questo, quasi rassicurante… mi portano per le affollate vie del Barrio Chino, il quartiere orientale che puzza di tutto e formicola di venditori e avventori.

Ebbene si’, ci sono da noi, figuriamoci qui, i cinesi.

Lo sappiamo ma facciamo finta di non saperlo: ci stanno colonizzando, non troppo velatamente… sono tantissimi e dappertutto, occupano vere e proprie fette di citta’, “depurandole” degli originari abitanti e facendole proprie, confuse e “ordinate”, secondo il loro particolare sistema.

Entriamo e usciamo da mercati multipiano, mescolandoci alla gente ed agli odori che non esitano ad attaccarcisi addosso… e resistere.

Il giro e’ stato breve, alle 15 siamo gia’ all’Hogar, ma e’ stata un’altra inaspettata finestra sull’ancor “ignota” Lima: il puzzle guadagna un nuovo pezzo senza tuttavia lasciar intravedere il suo disegno…

Do’ da mangiare del pane secco spezzettato e dei resti di ortaggi al nostro pavone, subito beniamino dei bimbi dell’Hogar.

Ci si riposa, oggi. Godendo della reciproca compagnia e del sempre magico chiostro…

Ricevo nuove voci, dall’Italia… nel pomeriggio peruviano che s’attarda a salire; ascolto con amore parole e accenti vicini, che mi ripetono dove sono e cosa mi manca. Quei minuti mi rallegrano e mi rattristano in una sola sensazione…

Mario mi taglia i pensieri presentandomi suo figlio, Valentino, 5 anni, bellissimo e minuto, a causa della malattia che ne complica la crescita… mi sorride moltissimo, mi tira la barba fino a farmi male, mi chiama tio, ma non sa il mio nome…

E’ sotto cura retrovirale, Valentino, incosciente della sua quotidiana lotta per non regredire… Come papa’, che invece conosce molto bene questa storia…

La minuscola Palomita invece piange. Cerca la mamma, come ogni bambino.

Non e’ ancora stata battezzata, e la madre ci propone di farlo… rimaniamo interdetti… (avremmo solo 48 ore)… ci rendiamo pacatamente disponibili senza accettare dichiaratamente… Sappiamo perfettamente che ogni genitore desidera il meglio per il proprio figlio, e per ottenerlo e’ disposto a tutto (o quasi…); forse la mamma della bruna Paloma ci sta provando… volendoci “vincolare” ad un ruolo che potrebbe portarle un’insperata economia. Ne ho piena coscienza, arsa.

Penso pero’ che la bambina abbia, prima d’ogni cosa, la necessita’ di essere battezzata, senza calcoli. E’ fragile, gracile, la niña.

Poi il tempo e le dinamiche imprevedibili, faranno il resto – penso senza troppo approfondire. Vedremo.

Si fa quasi sera, in questo mercoledi’ affollato e tranquillo.

Imbraccio una chitarra, una delle tante di Padre Zeffirino che ancora non rincasa, e prendo ad arpeggiare… i bimbi accorrono rallentando, educati, incantati, incatenati dal sortilegio della musica che si diffonde nel quadrilatero di portici… Una foto non scattata e’ quella bella mezz’ora…

La cuna si svuota, la luce s’indebolisce, s’e’ fatta l’ora.

Rassettiamo i nostri ambiti, senza fretta, e Maribel approfitta di una nuova tranquillita’ per regalarmi un cd del Peru’, c’e’ un biglietto che dice “un piccolo ricordo per un grande amico”, la cosa mi scioglie senza alcuna timidezza… mi sorride, l’abbraccio.

Quando Padre Zeffirino rientra e’ gia’ buio inoltrato; e’ trafelato, e non mi sorprendo.

Ceniamo in molti stasera, saremo piu’ d’una ventina, troppi perche’ rimanga qualcosa per i nostri amici di strada… E con questa fanno due sere che li “abbandoniamo”… Cercheranno altrove… o aspetteranno ancora…

Gabriela a fine cena mi consegna un A4 con elencati gli orari e le quantita’ delle medicine che Alex deve prendere quotidianamente e con regolarita’ (da sabato lui sara’ sotto la mia “autorita’”, si andra’ a Huancayo, e lui avra’ “solo” me…); gli do’ una rapida lettura… divento serio al pensiero che questo bambino prende in un giorno un numero di compresse e medicinali superiore a quello che ho preso io in tutta la mia vita… Ha solo 10 anni ma obbedisce, sicuramente impaurito.

Ce ne stiamo li’, ora, nella foschia della prima notte, a chiacchierare piano con Jon e Juan Carlos (un nuovo paziente arrivato stasera… fa il pescatore, e’ un ragazzo non ancora trentenne…), aspettando che il sonno ci sopraffaccia…

Raggiungendo il mio giaciglio, mi porto in braccio dei “piccoli” pensieri… Mary Cielo, Valentino, Palomita… e tutte le storie che, in qualche modo, provano a diventare grandi.

Buonanotte a tutta la cuna, nessuno escluso.

Oscar

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