Giorno 2, la Gente

LA GENTE

Lima 14 luglio 2008

Il mio secondo giorno qui e’ segnato piu’ dalle persone che dalle cose, piu’ dagli adulti che dai bambini, piu’ dai malati che dai sani.

E mi sorprende che il fatto non mi stupisca, anzi… la cosa ha le sembianze di un risvolto inatteso ma unicamente positivo…

Mi alzo poco prima delle 7, forzando il mio organismo europeo ad adottare rapidamente i ritmi locali ed ostinandomi ad ignorare il robusto fuso orario che prova a non lasciarmi andare…

Mi aggiro tracciando il quadrato dell’intero porticato del centro, finendo in cucina.

Qui, gli “ospiti” dell’Hogar sono gia’ al lavoro per il desayuno…

Padre Zeffirino (gia’ recatosi nel nuovo centro di recente inaugurazione) e Paolo (che vive fuori dall’Hogar, in una casa in affitto) non ci sono, cosi’ cerco un riferimento in Gabriela, svegliatasi poco dopo di me. La seguo con gli occhi in tutto, cercando di imparare quanto piu’ possibile ed in fretta.

La colazione e’ pessima, come quasi tutta la comida, ma imparo a riconoscere i volti dei miei “compagni” ed i loro nomi: Savino (parla come Lerch e si muove pianissimo), Isaia (zoppo, col naso storto e senza l’uso del braccio destro), Zaccaria (il piu’ vecchio, con tre denti distribuiti in ordine sparso), Alex (il piu’ piccolino, tremendo, prende piu’ medicine di tutti), Jon (19 anni ma ne dimostra 11 causa virus…), Orlando (terminale per cancro, sulla sedia a rotelle, la depressione se lo sta mangiando…), Franquin (non vedente, taciturno ed intelligentissimo) ed altri ancora, “positivi” come loro.

La loro diffidenza nei miei confronti s’ammorbidisce col passare delle ore e, soprattutto, vedendo come mi tiene in considerazione Padre Zeffirino…
Le cuoche mi dicono che stanotte c’e’ stato il terremoto, ha vibrato tutto… “del quarto grado” continuano a ripetere… credo Richter, perche’ penso che Mercalli non sappiano nemmeno chi sia quaggiu’…

Io, col sonno di granito che mi ritrovavo, non ho sentito nulla e per questo sono stato un po’ preso in giro: bene – ho pensato – e’ una presa di confidenza.

Con Gabi (cosi’ la chiamano i nostri amici), ci spostiamo al centro nuovo dell’Hogar; piu’ moderno, piu’ pulito ma anche piu’ “freddo”, piu’ spoglio… sembra una clinica. Qui incontriamo Padre Zeffirino che ci divide destinandomi a “smontare” le camere adoperate dai bambini di Arequipa e Huancayo, alloggiati qui in occasione dei Giochi; questa disposizione si traduce nel movimentare 40 reti ed altrettanti materassi dal terzo piano al sotterraneo, dove vengono ricoverati.

L’occasione, oltre a spezzarmi la schiena, porta con se’ il risultato di trascorrere la mattinata con Jaime, 35 anni, sposato, con 2 figli, ed Erica, piu’ grande, separata e sieropositiva, con 3 figli: si occupano di servizi di pulizia per l’Hogar.

Con Jaime facciamo l’inevitabile lavoro di fatica mentre Erica ci viene dietro pulendo le stanze. Con loro parliamo di tutto, mi chiedono dell’Europa, dell’Italia, della Spagna… mi parlano delle loro vite difficili, Jaime arriva a piangere ma riesce a tirare fuori dai denti la frase “tengo confiancia en el mi dia”, e si consola. Ha fiducia, Jaime, che un giorno per lui verra’ la svolta. Intanto si alza alle 5 del mattino, fa 2 ore di autobus per venire a lavorare, poi 10 ore di lavoro e ancora 2 per ritornare a casa: il tutto per uno stipendio di quasi 400 soles mensili, meno di 100 euro…

Ad Erica va anche peggio perche’ e’ separata ed ha un figlio in piu’ da sfamare; Jaime ha comunque una “casa” di proprieta’, Erica vive con i suoi 3 figli da sua sorella… “mangio per sopravvivere” mi dice, il resto lo da’ ai figli, ma quanto guadagna “non basta, non basta…”: sognano l’Europa ed una vita migliore ma sanno gia’ bene che non avranno mai i soldi per andarsela a prendere.

Per pranzo i ragazzi mi vogliono a capotavola, io sono di buon umore, nonostante i racconti della mattina, scherzo con loro e cerco di farli interagire un po’ di piu’ (la condizione psicologica di un malato di AIDS non e’ delle piu’ banali…).

Il pomeriggio scorre cosi’ sereno, c’e’ il sole e sono arrivati gia’ le mamme con i loro figli, i bambini giocano dappertutto… oggi e’ il 14 luglio e mentre in “tutto” il mondo questo giorno viene ricordato per “la presa della Bastiglia”, qui, all’Hogar San Camilo di Lima, in Peru’, e’ il giorno piu’ importante ed atteso dell’anno: ricorre infatti l’anniversario della morte di San Camillo de Lellis, santo italiano, protettore dei malati, come viene riportato in tutti i calendari di ciascuno; cosi’, alle 16e30 ora locale, Padre Zeffirino dice messa (ovviamente in castigliano). E’ un momento di grande partecipazione e condivisione, tanto sentito qui, si canta, ci si abbraccia e l’intensita’ della funzione la si puo’ cogliere facilmente negli occhi lucidi dei partecipanti all’assemblea.

Finita la celebrazione, mi intrattengo a chiacchierare con la piacevolissima Maribel, che sogna l’India…

Si cena tutti insieme, Padre Zeffirino mi vuole al suo fianco, mi coccola stappando una bottiglia di vino cileno del 2005 che mi scolo praticamente da solo (lui e’ astemio ed i malati non possono assumere alcol poiche’ sotto cure mediche) ed, infine, mi offre il suo frutto preferito: il pompelmo rosa. Lo mangio senza opporre resistenza (sono quasi ubriaco…), Padre Zeffirino annuisce senza fiatare… che personaggio… sembra Enrico Beruschi con la barba bianca… lui e’ cosi’, diretto e rapido, fa senza dirti, ordina senza spiegarti, dispone e devi solo eseguire… molte volte non comprendo le finalita’ di certi suoi atteggiamenti… ma e’ bello… bello sapere perfettamente che se non capisci qualcosa sei sempre tu a non “arrivarci” e mai i suoi gesti ad essere insensati; s pero che il tempo che trascorrero’ qui m’aiuti a sciogliere ogni foschia in merito. O almeno qualcuna.

Non prima d’avermi adeguatamente istruito sulle medicine da dare ai malati (domattina sara’ la mia prima volta…), con Gabriela andiamo dai “nostri” poveri a portar loro la cena… e’ un qualcosa, questo servizio, che ha dell’incredibile, mi tocca… questo gesto semplice e grande insieme… divido riso e sopa e pollo e mentre lo faccio penso a quando mi ritrovero’ a casa, lontano migliaia di chilometri da qui, e ripensero’ a questi momenti forti e mi chiedero’ cosa avro’ fatto mai per meritarmi la fortuna, io, proprio io, di dar da mangiare a queste persone…

Anche stasera andro’ a letto senza insonnia.

In questa esperienza ci sto entrando in punta di piedi, con morbidezza… anche se qui, all’Hogar, mi sento gia’ “di casa”… e mai avrei creduto di poter riuscire a provare questa sensazione cosi’ precocemente.

Domani verranno qui i bambini dei progetti di Adozione A Distanza (AAD) sostenuti dalla fondazione Aiutare i Bambini (AIB) e li conoscero’, finalmente.

Buonanotte Peru’

Oscar

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2 commenti su “Giorno 2, la Gente”

  1. Mi sono imbattuta per puro caso nel “Tuo” diario, non ricordo neanche cosa stessi cercando, qualche futilita’ sicuramente per non ricordarlo nemmeno, ho cominciato a leggerlo e non sono riuscita a smettere … trovo molto appagante l’esperienza che stai facendo, e molto brillante il modo in cui racconti cio’ che stai vivendo.
    Mi faceva piacere lo sapessi, continuero’ a seguire le tue avventure…

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