Giorno 3, LEIDY

LEIDY

Lima 15 luglio 2008

Ormai la colazione e’ diventata un “problema”. Di liquido non mi piace nulla tranne l’acqua ionizzata… loro prendono una specie di intruglio pannoso davvero non commestibile. Vado avanti a panini con marmellata di fragola, fino al disgusto.
Mi impegno con “los medicamentos para los enfermos”, imbottisco cosi’ di pillole e gocce Alex e do’ la pillola delle 8 ad Orlando.
Padre Zeffirino e’ in piedi presto oggi, lo vedo frenetico (ieri e’ arrivato a Lima il cardinale Tettamanzi, suo amico particolare, e vorreb be che venisse qui all’Hogar…), di scatto mi “punta” e comanda: vieni con me.
Usciamo a comprare provviste con una decina di casse vuote e con il furgone; per le strade il solito manicomio con tanto di batticuore, ma giungiamo miracolosamente vivi ad un centro commerciale chiamato Plaza Vea. Anche qui Padre Zeffirino e’ un’autorita’: inservienti dell’ipermercato si mettono a sua disposizione, riempiamo 5 carrelli di solo pollo, poi un altro con un centinaio di teste d’aglio, carote e patate a profusione, innumerevoli limoni ed altre cose previste per la nutrizione dei malati. Guardo i prezzi, Padre Zeffirino mi indica una scatola di Baci Perugina: in vendita alla modica cifra dell’equivalente di 13 euro (!!!); per non parlare della pasta Barilla, presente ma inacquistabile…
Carichiamo con Victor, un aiutante, il furgone fino a stiparlo (le spalle, le braccia e la schiena tengon memoria delle reti e dei materassi di ieri, giu’ per le scale…).
Torniamo all’Hogar che e’ quasi ora di pranzo, ma prima scarichiamo il furgone e separiamo le parti del pollo per congelarle differentemente. Faccio tutto con lena e curiosita’, “l’Hogar e’ come un’impresa” – mi dice il sacerdote italiano – “per mandarlo avanti ci vogliono circa 17.000 euro al mese…”! Mi rimbomba ancora in testa questa frase buttata li’, lungo il tragitto di ritorno… sono rimasto di sale… ma poi ho pensato a tutte le persone che mangiano qui, tre volte al giorno, alle medicine, alla benzina, alle pulizie e a tutto il contorno… e ne convengo: l’Hogar non e’ un parco giochi…
Il pomeriggio arrivano i bambini !!! Quanti sono !!!C’e’ un clima bellissimo ora, bimbi che saltano, ridono, giocano; tutti, a turno, fanno delle attivita’ di “recupero”, di sostegno alle medicine convenzionali, come se fossero delle metodologie alternative usate in maniera complementare: “estimulacion temprana”, per esempio, e’ un’attivita’ che coinvolge genitore e figlio, entrambi malati, e che punta, oltre a rinsaldare il loro rapporto facendovi partecipare non soltanto il bambino, a recuperare eventuali deficienze di sviluppo dovuti alla malattia o ai traumi conseguenti alla conferma di contrazione del virus…
Io fungo da aiutante a Lucrecia, una ragazza che lavora qui il lunedi’ e il mercoledi’ come psico-fisioterapista: “insieme” teniamo la sessione dei massaggi; io doto le coppie (mamma e bambino) di tova glietta e olio medico e Lucrecia spiega ai genitori come massaggiare in modo stimolante i piedi dei propri bimbi.Il tutto si svolge in un’atmosfera di ilarita’ generale per il solletico sofferto dai “pazienti”… Sembra inutile, ma tutti partecipano con cieca fiducia.
Finita la sessione, e’ prevista la proiezione del film “Alla ricerca di Nemo”: mi volto, e ai miei piedi c’e’ una bambina sorridente, spuntata dal nulla,che m’implora di prenderla in braccio (cargame, mi supplica).Non mi sembra vero… salita su, questa bambina abbraccia l’italiano alto e barbuto dell’Hogar, quello “nuovo”, con abbandono. Alleno il mio spagnolo non perdendomi un fotogramma del cartone animato, con la piccola Leidy, questo il su o nome, spalmata su di me.
Leidy e’ una bambina. Come ne ho viste tante… solare, vivace, affettuosa e sieropositiva. Ma e’ una bambina, semplicemente… mi fa vedere i suoi quaderni, mi indica il nome della sua scuola, mangia le caramelle e disegna cuori rossi trafitti da frecce. E’ gelosa, Leidy, del suo nuovo cavaliere; mi tiene tutto per se’, non gradisce che gli altri acquistino confidenza: sono roba sua, ormai. Quando qualcuno ci passa davanti occultandoci lo schermo, educata dice “permiso”, riottenendo la piena visuale.
Ride Leidy, ad ogni battuta, sebbene la storia del pesciolino rosso smarrito l’abbia vista gia’ due volte, mi confessa; nessuno meglio di me puo’ capirla, con il record di visioni della serie di Bud Spencer e Terence Hill che mi ritrovo in curriculum…
Si fa prima sera, i bimbi vanno via, forse rivedro’ Leidy la prossima settimana, si distacca da me con tristezza, la niñita…Il tardo martedi’ qui all’Hogar e’ un “momento deportivo”, e’ di scena infatti la partita a calcetto… Si sparge veloce la voce che c’e’ un italiano, nel centro, ed il mio ingresso in campo, da campione del mondo in carica (vedi Berlino 2006…), viene accolto con rispetto.
Giochiamo quasi 2 ore, le regole sono un po’ strane qui, mi ci abituo in fretta; gioco una partita eccellente e non perche’ i miei piedi siano quelli di Roberto Baggio, piuttosto perche’ i giocatori peruviani sono tutto fumo e niente arrosto. Alcuni sono tecnicamente davvero molto bravi ma tutti, indistintamente, inconcludenti.
Mi ritorna in mente una frase di Henrry all’aeroporto di San Paolo, parlando di calcio per ammazzare il tempo dell’attesa… mi disse “los jugadores peruanos, juegan como nunca y pierdon como siempre”, cioe’ giocano sempre benissimo ma perdono tutte le volte… e calza alla perfezione adesso.
A cena non si parla d’altro e vengo subito visto sotto un’altra luce ancora… anche a Padre Zeffirino arriva la voce… e si sincera che tifi per l’Inter come lui, prima di aprire la bottiglia di vino della serata.
Gabi arriva tardi, e’ stata in ospedale per la visita a “los internados” (ai ricoverati), l’aspetto cenare ed insieme espletiamo il rituale esterno all’Hogar: la cena del povero.
Mi attardo a scrivere queste pagine ed altre, tornato dalla strada.
E’ notte, all’Hogar San Camilo di Lima, una fresca notte, per andare a dormire.
I miei pensieri sono sempre svegli, l’Italia e la mia vita sono continuamente il mio presente, anche da qui.

Buonanotte a te, mondo lontano.

Oscar

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