Giorno 7, l’Hospital

L’HOSPITAL

Lima 19 luglio 2008

Le bugie bianche hanno sempre ragione.

Non c’e’ niente da fare, e’ una di quelle regole non scritte che vale in assoluto.

Ne beneficio al risveglio del mio giorno numero 7: manca l’acqua.

Prima che volontario, non ho dimenticato di essere stato e di essere ancora pellegrino… cosi’ m’industrio per porre rimedio alla seccante situazione.

Tiro fuori dall’armadio una bottiglia ancora sigillata di acqua minerale fattami consegnare da Padre Zeffirino la sera del mio arrivo a Lima: “ho l’esigenza di bere la notte” e’ stata la mia prima (e finora unica) bugia peruviana.

Quelle dette a fin di bene, non sono vere e proprie bugie… sono potenziali soluzioni a futuri inconvenienti. Cosi’ mi lavo da gran signore consumando meno di un litro d’acqua potabile.

In fondo la penso cosi’ “datemi un rotolo di carta igienica ed una bottiglia d’acqua e sono pronto a tutto…”, e stamattina ha funzionato.

Impiego la mia prima oretta, dopo i 3 panini con la marmellata, disbrigando alcune faccende domestiche: cosi’ metto all’angolo Maria, l’indiziata per le pratiche di pulizia, e dopo essermi fatto dotare di una coperta in piu’ per la notte (comincia a fare freschino…), le recapito gli indumenti da lavare, che mi premurero’ di far asciugare piu’ tardi, una volta lindi.

Le “uscite” ormai sono quotidiane: oggi tocca al mercato.

C’e’ da far approvvigionamenti per domani, giorno dei Giochi Camilliani per gli adulti sieropositivi. Ci rechiamo cosi’, una squadretta di sei soldati (io e Alex tra questi), al Mercado Caqueta’, a qualche isolato dall’Hogar. Li’, in una fantasmagorica girandola di grida e colori, c’e’ gente che vende di tutto, in funzione di quello che produce, che ha o che trova (o che ruba…). Dotati di una lista dettata e dettagliata direttamente da Padre Zeffirino in persona, acquistiamo 50 uova, 50 kg di patate (papas), gli immancabili limoni per il refresco, verdura d’ogni genere ed altro ancora.

Noleggiamo, per portare tutta questa roba sul furgoncino, un “trasportatore”, cioe’ un peruviano dotato di carrello che sta li’ proprio per questo servizio. Ha su la maglietta del popolare calciatore Juan Vargas, (ormai ex) terzino sinistro peruviano del Catania; il davanti riporta la dicitura dello sponsor “Energia Siciliana”, e la cosa mi strappa piu’ di un sorriso…

Qui, in mezzo alla baraonda di venditori ambulanti e non, ricevo la prima telefonata “italiana”: sono i “miei”.

Sono minuti felici di parole convulse e sovrapposte, un giro di voci frastagliato che serve per “sentirsi” e non per comunicare. “Tutto bene” e’ il riassunto.

Si fa ritorno al quartier generale, si scaricano gli acquisti, e vengo celermente convocato per una partitella a fulbito (calcetto). Gioco meno bene della prima volta, probabilmente perche’ cedo alla rassegnazione che questi peruviani sono ancora dei calciatori in fasce che fanno della disorganizzazione in campo la loro forza, pertanto “predico nel deserto”; d’altronde una ragione dovra’ pur esserci se questa nazione non partecipa ad un mondiale di calcio da tempo immemore. Amen.

Avendo giocato ho saltato a pie’ pari la comida plenaria, cosi’ mi ritrovo a consumare il mio pranzo solo. In realta’ non e’ proprio cosi’, perche’ dall’altro lato della lunga tavolata c’e’ un gruppetto di donne e bambine che pulisce verdura… Parlano, spettegolano, ridacchiano… le donne dialogano fitto e basso e si sentono un po’ bambine… le ragazzine hanno toni piu’ vivaci, indisciplinati e vanitosi e giocano a fare le grandi.

Si spande nell’aria un’allegria silenziosa, fatta di fotografie di gente comune, che trascorre in compagnia il primo pomeriggio di un sabato di luglio…

Gabi attraversa il corridoio passandomi alle spalle mentre termino una mistura di carne tritata e verdure, e lascia cadere la frase: “C’e’ qualcuno che mi accompagna all’ospedale a far visita ai malati o mi lasciate andare da sola ?”. A me non par vero di uscire un’altra volta e, soprattutto, di dribblare per oggi le Grandi Manovre di tavoli e sedie per l’indomani, cosi’ accetto con la condizione di essere aspettato per una doccia post-partita che ormai affronto con la sicurezza agghiacciante di John Rambo.

Partiamo. Raggiungiamo l’Hospital Ippolito a bordo di furgoncini (stile Famiglia Bradford) che girano epilettici per la citta’ come palline impazzite all’interno di un flipper, fungendo da minibus che qui chiamano, per l’appunto, micro. Il mio rapporto con questi veicoli e’ da subito a dir poco conflittuale: se sto seduto, infatti, con le ginocchia sfondo schiena e schienale del passeggero che mi siede davanti, in piedi, pigiato come uva in tempo di vendemmia, rischio lo scalpo. Cosi’, m’invento la mia collocazione in piedi sulle scalinate di ingresso o di uscita, li’ il tetto lo sfioro soltanto, picchiandoci contro solo ogni 30 secondi, quando il mezzo s’imbatte in qualche voragine dello scarso asfalto…

Devo confessare che mi e’ ancora del tutto ignota l’oscura legge fisica che regola la repulsione, apparentemente naturale, dei veicoli a motore per le strade di Lima… In Italia, nello stesso intervallo di tempo che ci e’ occorso per raggiungere l’ospedale, avrei assistito ad un innumerevole numero di collisioni, alcune delle quali con gravi conseguenze a volte mortali. Ma qui siamo letteralmente “dall’altra parte del mondo” e vale tutto.

Arriviamo a destinazione, con Gabriela che se la ride per la mia incompatibilita’ fisica con il mini-mondo peruviano…

Entriamo e la visione e’ abbastanza familiare: l’ospedale e’ pessimo come quello della mia citta’… sporco, vecchio, “sgarrupato”, abbandonato… i cartelli, se non sono mezzi cancellati, penzolano, gli orologi non fanno mai tutti la stessa ora, alcuni sono fermi; ognuno sembra farsi i fatti suoi, mentre c’e’ gente posteggiata da qualche parte, da qualche tempo…

Jose’ Antonio Zarate Lara e’ il titolo della cartella clinica del “nostro” minuto paziente. E’ smunto, Jose’, stanco di star li’ a “perder tempo”, dice; per lui si sospettava tubercolosi, “sara’ solo bronchite”, ci comunichera’ una pseudo-responsabile non so di che. Sogna l’Hogar, Jose’, ci dicono che lo dimetteranno lunedi’, e lui gioisce… Gabi gli consegna tre arance ed una mela, sottratte abilmente alla dispensa del centro, e lo “carica” parlandogli dell’organizzazione dei Giochi e delle prossime vacanze invernali con i bimbi… lui si rincuora, si rinfranca, ci ringrazia per la visita.

Torniamo avvalendoci ancora di quei “cosi” assurdi; io mi fido dell’argentina, lei dei fiori e delle nuvole… e “inevitabilmente” ne sbagliamo due, di pulmini, salendo e scendendo, prima d’imbroccare quello giusto… Molte risate, e sento che mi fa bene.

Una volta all’Hogar, ci aspettiamo la “ripassata” del missionario che invece non c’e’; si materializzera’ poco dopo con due furgoni da scaricare di ritorno da Plaza Vea, l’ipermercato di fiducia… Faccio un respiro, tiro su le maniche e mi tuffo tra gli scatoloni ripieni d’ogni cosa. Si lavora fino a tardi, catalogando giocattoli ed articoli per l’infanzia, facendo una pausa solo per la cena (nostra e dei poveri), che vola via veloce. Collaboriamo tutti, alcuni dipendenti si fermano qui a dormire, per dare una mano.

Domani ci sono i Giochi Camilliani 2008, dove i malati (ed io per questo non giochero’… per fortuna…) delle GAM (Grupo de Ayuda Mutua) del Peru’ si confronteranno nei tornei di pallavolo e calcetto, con tanto di super-almuerzo (pranzone apocalittico) e pesca benefica di giochi e giocattoli.

Sembra tutto bello… semplice, importante… facile, quando non lo e’. Ma vivere la vita, in comunione, e’ per questa gente lo strumento per essere ricchi davvero. Padre Zeffirino lo ha capito, quasi trent’anni fa… io, forse, in questi giorni.

Ma questa buonanotte e’ per te, omino peruviano, che te ne stai solo, in mezzo a neon di corridoi e lamenti sordi di malati… come te… ed i tuoi amici che qui t’aspettano.

Buonanotte, Jose’ Antonio Zarate Lara.

Oscar

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