Giorno 8, i Giochi

I GIOCHI

Lima 20 luglio 2008

Oggi e’ domenica. El dia…

Gia’ quando mancano dieci minuti alle 8 ci troviamo tutti in cucina, ma non per la colazione. Ci muoviamo in gruppo, con il ritmo lento, con la nostra andatura, imposta da Romen, Andres, Savino, Franquin, Zaccaria, Orlando… chi piu’ chi meno, con qualche menomazione fisica che ne limita la capacita’ motoria. Ci dirigiamo verso l’Iglesia dell’Hogar… Alle 8 in punto siamo la’, entriamo da un ingresso secondario, composti, nel finale di un Rosario… Ci sono anziani, per lo piu’ donne, che recitano all’unisono. In un’atmosfera di pace.

Occupiamo i nostri posti con naturale ordine sparso, in silenzio. Dopo qualche minuto, dei ragazzi con chitarra e tamburo (!!!) precedono l’entrata di Padre Zeffirino, vestito con i paramenti per la celebrazione della messa domenicale.

Stiamo vicini, “anche se meno di quanto lo siamo”, penso contento.

Si canta molto, nelle chiese peruane… Il tamburo, a mio incompetente avviso, stona un po’… ma e’ certamente un elemento di “festa”…

L’omelia e’ ancora una testimonianza di devozione di Padre Zeffirino a San Camillo… alla memoria del quale ha dedicato ogni suo giorno sudamericano.

Ci si scambia il segno di pace, trasmettendosela vicendevolmente attraverso il contatto delle mani, i baci, gli abbracci…

Quando di ritorno varchiamo la soglia della cucina per dar luogo al desayuno, ci si presenta uno scenario da “interno di sommergibile”: una sala-macchine affollatissima di gente che cucina, pulisce, taglia, seleziona, sposta, ognuno con il suo proprio compito che svolge nel massimo dell’organizzazione… Cerchiamo il nostro spazio, consumiamo la nostra colazione e di getto ci uniamo agli altri per rinforzare l’azione di preparazione all’assalto dell’attesa moltitudine di “ospiti”…

Io e Gabi veniamo arruolati nel reparto pela patate. Ne approfitto per insegnare ai miei “colleghi” un po’ d’italiano… i numeri fino a dieci, i giorni della settimana, i mesi dell’anno… Gabriela e’ un disastro (mi confessa pure, ad ulteriore decremento della sua capacita’ di apprendimento, che sua nonna era italiana…); qualcuno mi chiede “ma che significa…”, ripetendo parole sentite e risentite sul cui significato si erano a lungo e invano interrogati. Soddisfo ogni curiosita’, pelando patate calde come fosse la mia storica vocazione. In cambio, ottengo da Esteban, qualche dritta quechua, l’antica lingua incaica. Interessante… d’altra parte ho sempre pensato che la cucina fosse un luog o di reale scambio culturale.

Prima di portarmi in prima linea (sedie, tavoli, ed altri lavori sega-schiena), ritiro la biancheria pulita, dimenticata stesa a sventolare sul tetto dell’Hogar…

Alle 10e30, ha luogo la cerimonia di apertura dei Giochi Camilliani, con tanto di discorso introduttivo di Padre Zeffirino e marcia con torcia “olimpica” ad accendere il maestoso bracere posto sul tetto del centro !

Un’ovazione… c’e’ perfino la banda musicale che intona l’inno peruviano, cantato in coro con mano sul cuore da tutti i partecipanti: oltre 300 persone tra atleti, bambini, famiglie, delegazione arbitrale ufficiale (!!!), suonatori e staff dell’Hogar San Camilo… un esercito di persone provenienti dai posti piu’ disparati… Ica, Tacna, Tumbes… oltre che Lima.

Dopo aver assistito alla vittoria della “nostra” squadra dell’H.S.C., (impostasi in finale sugli avversari con un perentorio 4-1) nel mini-torneo di fulbito, si ricostituisce, rapidamente e simbioticamente, la stessa equipe che ben aveva figurato la domenica precedente: io, Maribel e Maria alla distribuzione pasti; piatti, cucchiai, forchette (tutto di plastica) per sopa e la celebratissima “papa a la huancaina”, un piatto freddo tipico di Huancayo, con patate lesse e uova sode affogate in una piscina di salsa composta da formaggio, tuorlo d’uovo, olio e peperoncino… non male, davvero.

Siamo una mitragliatrice di comida, ed in un’oretta e qualcosa, ci sbarazziamo di tutti gli avventori. Mangiamo per ultimi, con comprensibile soddisfazione.

Nel pomeriggio facciamo da spettatori al torneo di volley, dal quale il team dell’Hogar viene eliminato quasi subito; vanno in scena la pesca benefica, con Gabi al microfono a declamare e scandire i numeri estratti da bambini in trepidazione, e la vendita di torte alle mele ed al cioccolato…

Vengono cosi’ distribuiti gli oltre 500 giocattoli selezionati e catalogati durante la settimana e nella giornata di sabato in particolare; tra i premi, oltre a giocattoli di ogni specie, anche 5 piscine gonfiabili di plastica da giardino, alcuni assi da stiro e persino 2 materassi !!!

Scherzo e gioco con i bimbi, cercando di disciplinarne il comportamento… sono eccitatissimi alla visione della montagna incantata di giochi che andiamo erodendo nel corso dell’estrazione… Conosco Liliana, 12 anni, sembra mia nipote Marta, la ricorda molto.

Mi abbraccia subito, e’ affascinata dal fatto che venga da un posto cosi’ lontano e sia cosi’ alto… Ci stringiamo, al salire del freddo che anticipa il buio del tardo pomeriggio.

Le partite finali, intanto, sono veramente avvincenti… se ci si sofferma a guardare le squadre, qualche sorriso lo si fa… omosessuali, travestiti e gente comune, che scherzano tra di loro e su di loro… tutti comunque normali “ma” sieropositivi… e tecnicamente davvero bravi. Finte, schemi, schiacciate, sovrapposizioni e accapigliamenti sui punti controversi, fanno dell’evento un vero spettacolo di sport e fraternita’.

Si chiude con la premiazione dei vincitori, con tanto di podio, coppe e medaglie per una lunga giornata di festa e condivisione.

A “noi” tocca mettere in ordine, raccogliere e ricoverare nuovamente ogni cosa al proprio posto, prima che scenda il gelo (fa molto freddo adesso…).

Prima di cena, pero’, avviene qualcosa che sara’ centrale in questa mia giornata… Jaime e’ stato licenziato.

La notizia mi ha “sconvolto”, mi dice che gliel’hanno detto di mattina, con effetto immediato. Penso subito ai suoi due figli, al solo lavoro di quella famiglia, a lui, malato… che qualche giorno fa piangeva per i suoi neanche 400 soles… che da domani non ci saranno piu’.

Sale la collera… La sento, sento che c’e’ qualcosa che non funziona, no, non puo’ esserci un’incoerenza tale, no, non qui, non in questo posto dove la gente si aiuta, non la si butta in mezzo ad una strada in meno di mezza giornata, questo e’ il posto della misericordia e della carita’, non c’e’ logica, non c’e’, in questa cosa… qualcosa non torna, devo capire… devo sapere o questo non e’ il “mio” posto…

Ceno, distante dal Padre, come se ce l’avessi indirettamente con lui… mangio poco e bevo del vino solo perche’ e’ argentino e Gabriela ci tiene tanto… terminato, dico a Gabi che stasera non ho lo spirito di accompagnarla dai poveri; lei e’ veloce, capisce tutto e mi “costringe” ad andare, dicendomi che le cose da mangiare avanzate da questa mega-giornata sono davvero troppe perche’ lei possa trasportarle per tutta quella strada… Ci riesce e fa bene, e mi calma.

Torno, lascio a lei l’incombenza di lavare anche le mie stoviglie e filo dritto nell’ufficio di Padre Zeffirino, che mi aspettava come da me richiestogli poco prima a tavola. Parliamo.

Mi rivolgo al sacerdote, non certo al Direttore dell’Hogar San Camilo (la mia educazione mi impone il rispetto dei ruoli e delle cose), benche’ le due figure, ahime’ coincidano, ma gli chiedo esplicitamente di sforzarsi di esercitare tutta la sua capacita’ di ascolto, semplicemente. Ho bisogno di comprendere le ragioni dell’accaduto… e non tanto per Jaime, la cui sorte ho a cuore, ma per capire COME funziona questo posto, appieno.

Quando vivo qualcosa, da sempre, ho la personale esigenza di viverla con interezza… diversamente non mi interessa. Sono qui, e non sono un turista… sono venuto ad essere parte di qualcosa in cui necessito di identificarmi completamente, fino ad una scambievole rappresentazione.

Padre Zeffirino e’ “immenso”.

Mi parla, placido, mi placa… e mentre dialoga con me a bassa voce, penso che un uomo cosi’ e’ davvero un uomo speciale… ed io sono qui, in un tratto della sua luminosa vita, a goderne.

E’ esauriente fino all’inimmaginabile, mi confida cose e mi parla con un cuore tanto aperto che mi lascia a bocca aperta… arriva persino a ringraziarmi di quella conversazione, di essermi fatto avanti e d’aver avuto l’intima necessita’ di un confronto.

Ho compiuto la mia settimana, solo una settimana, e la persona che molti anelano a conoscere, mi spiega… come fossi qualcuno a cui rendere conto. Mi da’ tutta la soddisfazione che cercavo, senza diritto.

Rasserenatomi, scambio due chiacchiere notturne con Jon e Gabi e vado a dormire.

Jaime se ne andra’, ed e’ giusto cosi’.

L’Hogar San Camilo e’ e resta la casa di tutti.

Buonanotte Jaime… y suerte.

Oscar

0.00 avg. rating (0% score) - 0 votes

Lascia un commento