Giorno 9, Padre Camillo

PADRE CAMILLO

Lima 21 luglio 2008

Da tre mattine, ormai, non c’e’ acqua.

E se la prima volta e’ stato divertente scoprirsi un po’ Indiana Jones, lavandosi con “Cielo” (la Levissima peruviana…), la terza di fila comincia a far diventare le operazioni di pulizia mattutina una situazione al limite dell’emergenza…

L’acqua di riserva della bottiglia segreta l’ho terminata, cosi’, in attesa di trovare una soluzione definitiva, mi detergo il viso con le residue salviettine rinfrescanti dell’Alitalia (quelle “dell’ultimo stadio”), mi stropiccio gli occhi e sono pronto !!!

Saluti collettivi, alla prima colazione, dove e’ latente la stanchezza del giorno precedente…

La mattina, piazzati ognuno al proprio posto, scorre frenetica coordinando le attivita’ burocratiche relative all’odierna dimissione dall’ospedale Ippolito del “nostro” Jose’ Antonio; Marieta (l’assistente sociale dell’Hogar) e’ in contatto diretto con il dottore interno alla struttura ospedaliera per cercare di accelerare le pratiche di rilascio del paziente… Io e Gabriela, piegati sui blocchi di partenza, aspettiamo pronti solo lo sparo dello start.

Osservo… con gli occhi guizzanti e rapaci, ma non riesco a comprendere quali resistenze ci siano nel dimettere una persona da un ospedale…

Sullo 0-0 si arriva all’almuerzo.

A tavola c’e’ un clima di complicita’ sempre migliore… Qualcuno mastica gia’ qualche primitiva parola in italiano, Franquin mi prega di effettuare nel pomeriggio un’ispezione per suo conto della vecchia palestra del centro (gimnasio), con l’intento di interceder per lui con Padre Zeffirino, al fine di rimetterla in sesto. Tutti, con insistenza, mi chiedono di cucinare la pasta italiana prima della mia partenza… Accetto volentieri (“la Barilla sara’ un po’ cara ma c’e’… e per una volta possiamo anche passarci questo lusso” penso ingenuamente…), senza capire, in un primo momento, che i ragazzi intendevano esclusivamente la realizzazione della pasta fresca fatta a mano !!! Mi rendo conto d’ave r promesso questa cosa quando e’ troppo tardi per rimangiarmi la parola e capisco fatalmente d’aver un “problema” in piu’ da risolvere nei prossimi giorni…

Il finale del pranzo (che chiudiamo sorprendentemente con un chimico creme caramel) e’ sancito dall’adunata ordinata da Padre Zeffirino: ha fretta, mazzi di chiavi in mano, scalpita sulla porta, ci dice: “Vamos, rapido !”.

Ci ritroviamo cosi’, con le labbra ancora al sapore di caramello, su una specie di Fiorino della Peugeot, che Padre Zeffirino mi presenta orgoglioso… “e’ la mia macchina”, bofonchia con una punta di vanita’, faccio in cortese risposta uno stentato sorrisetto di bugiarda approvazione per la scelta dell’automezzo francese…

Siedo sul sedile davanti, lato passeggero, accanto a Victor, che guida con l’immancabile cappellino da baseball, mentre nei posti dietro un vivace Alex sta in mezzo a Padre Zeffirino e Gabriela.

Uscendo da Lima, la Carretera Central punta direttamente verso est, seguendo la Valle del Rio Rimac… “Andiamo a vedere la nuova sede di montagna (in costruzione) per gli orfanelli dell’Hogar !!!”, ci comunica con fierezza il sacerdote.

Dopo una trentina di km di leggera salita, superiamo il villaggio di Chaclacayo, e avviene “il miracolo”: la garua limeña, che avvolge la metropoli in una morsa invisibile, si dilegua come in un film… quanto basta per farci sincerare che il sole (e non solo la luce) esiste anche qua.

Arriviamo dopo meno di un’oretta a San Alberto Chacracana di Chosica, a quasi 700 metri sul livello del mare, ed e’ gia’ un’altra aria…

Il luogo e’ tranquillo, verde, pacificante… visitiamo le stanze, il pozzo, il giardino; Padre Zeffirino ci spiega quali sono ancora i lavori da fare e come sara’ in futuro questo posto… Ricevera’, al suo completamento, circa 30 bimbi orfani, questa semplice casa di prima montagna. “E’ costata 70.000 dollari…”, ci confessa il missionario… praticamente “l’equivalente di un’auto berlina europea”, converto con immediatezza…

Qui incontriamo Padre Camillo, un prete di Bassano del Grappa, collega di studi di Padre Zeffirino, trasferitosi qui come lui alla fine degli anni ’70… tiene un ritiro per noviziato, a fianco alla nuova casa…

Questo pero’ e’ completo di tutti i confort e gia’ “abitato” da una decina di novizi camilliani che trascorrono le ore, al di fuori della preghiera e dello studio, coltivando lattuga e allevando conigli.

Padre Camillo e’ una persona solare, accogliente, con un sorriso tranquillo… ci offre un pessimo caffe’, lontano e sbiadito ricordo delle sue origini da Bel Paese… Ci mostra con passione quel casolare ereditato dai Padri Spagnoli, raccontandoci la storia di ogni cosa, con morbida grazia. Sono momenti di calma, break di silenzio nel vortice di Lima e dell’Hogar centrale.

Guardo con gusto i due camilliani parlare un idioma che e’ insieme italiano e spagnolo… e lombardo !!! Alex si perde ad ammirare pavoni, pecore, cani e pappagalli, ed altri partecipanti attivi della vita di quella piccola comunita’, noi godiamo del fresco e dell’aria buona, coscienti che si tratti solo di una “finestra”, da chiudersi di li’ a poco.

Padre Camillo ci saluta con calore, vorrebbe rivedermi, quasi fossi la fotografia di un suo passato che non ritornera’… e che ha dovuto “sacrificare”, con sottile dispiacere, per qualcosa di piu’ grande, di piu’ importante…

Rientriamo che comincia a far buio, il piccolo si addormenta sulla spalla di Gabi, mentre con Victor chiacchieriamo divertiti del traffico peruviano, sulla via del ritorno…

Arrivati al n. 300 di Jr. Huanta, a Lima, (l’indirizzo dell’Hogar San Camilo, ndr), un’autentica sorpresa: seduto su una panchina del chiostro di famiglia c’e’ un sereno Jose’ Antonio !!! Gabriela fa salti di gioia, lui si sente accolto come un reduce da un “sequestro”… si forma veloce un capannello di amici, io, Gabi, Luiz (un dottore di Arequipa), Marieta, Franquin… si sorride, si scherza e vengono svelati i retroscena della “liberazione”… veniamo raggiunti da Jesus, che ci mostra orgoglioso il suo nuovo, sofferto, desideratissimo paio di occhiali (Gabi mi raccontera’ dopo che ha raccolto i soldi per poterli comperare, vendendo collane artigianali di sua fabbricazione…): e’ proprio una festa, ora.

La concludo degnamente, compiendo il rapido sopralluogo del gimnasio richiestomi con cordiale insistenza da Franquin; lo aggiorno dicendogli che sistemarlo e’ praticamente impossibile e lo ragguaglio sullo stato di conservazione delle attrezzature abbandonate ancora presenti.

Dopo la cena, che registra il classico “aggiungi un posto a tavola” per Jose’ Antonio (il quale racconta dei suoi trascorsi ospedalieri…), attendiamo Padre Zeffirino liberarsi da alcune incombenze, mentre Gabriela mi racconta le storie di alcuni albergados…

Mi dice di Jon, picchiato con regolarita’ dal padre, che, una volta contratto il virus in ospedale (!!!), in seguito ad un incidente per cui e’ occorsa una trasfusione di sangue, e’ stato discriminato dalla sua stessa famiglia… il padre non lo ha mai piu’ toccato… aveva stoviglie e asciugamani a parte, gli veniva impedito di usare il bagno di casa…

“Non ci vuole tornare piu’, in quel posto…”, mi sussurra l’argentina… e lo capisco… senza poterlo comprendere a fondo davvero…

E cosi’ mi dice di Franquin, Jesus, Alex… anche lui, “dimenticato” dai suoi stessi fratelli… un bambino di 10 anni, abbandonato al suo destino, con la “colpa” di esser nato sieropositivo, da genitori infetti…

Sono frustate, che sento bruciare vive sulla pelle… ad occhi fissi e asciutti. E’ la vita, la loro realta’… senza qualcosa che assomigli alla speranza.

L’avanzare di questa ferita viene interrotto dallo stesso Padre Zeffirino che ci convoca per organizzare i periodi di prossima vacanza dei bimbi e degli adolescenti… Dopo un monologo dell’italiano in spagnolo, il dado e’ tratto: partiro’ per Huancayo, sabato 26 luglio, dove trascorrero’ una settimana di attivita’ ricreative con gli adolescenti (ci sara’ anche Liliana… ed Alex, che adolescente non e’, ma che andra’ a vivere li’, con gli altri orfani…); ritornero’ a Lima il 3 agosto per ripartire alla volta di Arequipa con los niños, li’ ritrovero’ Gabriela, e staro’ fino a giorno 9, quando terminera’ la mia esperienza con l’Hogar San Camilo e da dove comincero’ i l mio tour peruviano alla scoperta del Canyon del Colca, di Puno, del lago Titicaca, di Cuzco e la Valle Sacra, di Macchu Picchu… prima del mio rientro a Lima e la ripartenza per l’Italia…

Mi brillano gli occhi… per un tempo sufficiente a realizzare che questi, saranno gli “ultimi” miei giorni all’Hogar… mi prende un’ansia leggera, serpeggiante… mi sento mancare il tempo… credevo d’esser appena arrivato e gia’ me ne sto andando…

E’ lunedi’, e sabato lascero’ questa “casa”.

Sono qui soltanto da una settimana o poco piu’ e mi sento gia’ alla fine.

Sara’ cosi’, e cosi’ sara’ – mi decido a pensare.

Di oggi mi resta ancora il sorriso di un altro italiano pero’, arrivato quaggiu’ a far del bene, sentendosi bene. Me lo hanno detto gli occhi azzurri di un camilliano, a cui penso con piacere, andando a dormire.

Ripasso mentalmente le storie di Padre Camillo, che ha incontrato questo paese, lungo la sua strada…

Io forse l’ho aspettato, il Peru’… ora il Peru’ aspetta me. Forse.

Il mio ignoto percorso traccia la sua forma.

Bene – risolvo – hasta mañana.

Buonanotte Oscar.

Oscar

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